Il rifacimento del giardino slitta alla fine dell’estate

L’iter dell’appalto da 97mila euro è già avviato e a breve si apriranno le buste Ma l’intervento non partirà prima di settembre. Caburlotto: «Sono dispiaciuto»

La cartolina che Trieste non vorrebbe mai spedire al di fuori dei propri confini è quella che ritrae il parterre del parco di Miramare. Sulle indicazioni che compaiono lungo i viali della dimora asburgica il giardino all’italiana viene descritto come una zona «caratterizzata dalla presenza di aiuole di forma geometrica che alludono al dominio dell’uomo sulla natura».

Qualcosa, evidentemente, non deve avere funzionato. L’uomo è uscito sconfitto da questa sfida, ma anche la natura non ne viene fuori bene in questo angolo di giardino. Lo spazio che si apre davanti al Caffè Massimiliano, nel cuore del parco, è un pessimo biglietto da visita per la città. Le siepi sempreverdi e le decorazioni floreali risultano mutilate. Le cure sono previste, ma tardano ad arrivare. Non mancano i soldi, già stanziati dall’accordo Stato-Regione e da un apposito finanziamento del Fai, il Fondo italiano per l’ambiente. Si tratta di una cifra che, esclusa l’Iva, si aggira attorno ai 97mila euro. Alla gara di appalto sono state invitate a partecipare diciotto ditte operanti sul territorio italiano. Non tutte hanno risposto. Le offerte economiche sono state formulate e a breve si apriranno le buste, in modo da arrivare prima possibile all’aggiudicazione definitiva dell’appalto. I lavori di rifacimento del giardino non potranno comunque prendere il via prima del mese di settembre. L’iter burocratico da seguire prevede delle tappe obbligatorie, come uno stop di 35 giorni per permettere a chi ha preso parte alla gara di effettuare un eventuale ricorso.

Ai turisti non rimane che osservare le foto risalenti a quando il giardino cresceva rigoglioso. Il confronto con la realtà risulta impietoso, visto che di quel parterre sopravvivono qua e là delle macchie di erba ingiallita dal sole estivo. Lo scenario migliora leggermente quando il parterre degrada verso il mare. Le aiuole più grandi, pur sofferenti, continuano a vivere e a proiettare la propria ombra sui viali di ghiaia. L’acqua che fuoriesce dalle fontane rompe l’immobilità nella quale sembra essere rimasto intrappolato l’intero giardino. Viene da chiedersi perchè non vengano eliminate almeno le erbacce, quelle che hanno invaso i viali e hanno circondato le fontane, rubando il posto alle decorazioni floreali. Basterebbe davvero poco: un litro di benzina e mezz’ora di lavoro.

Se lo chiedono anche i turisti, estasiati dalla vista del mare, ma alquanto perplessi nell’attraversare quella che sembra una landa desolata. Quando entrano, sembra quasi una beffa, i turisti trovano un cartellone posto lungo il viale che porta al giardino all’italiana, appena oltrepassato il ponte sul torrente, che indica il biennio 2013-2014 come arco temporale in cui svolgere il ripristino del giardino storico. Non solo. Leggono che «la prima fase dei lavori consisterà nell’asportazione delle piante morte contaminate dai funghi patogeni e nell’eliminazione dei primi 20 centimetri dello strato superficiale del terreno». Solo che il 2014 è finito da un pezzo. E l’erba è diventata sterpaglia. Il soprintendente Luca Caburlotto, interpellato telefonicamente, ammette di «cogliere l’ansia della gente nel voler vedere il giardino in ordine. Sono molto dispiaciuto per questa situazione. Inizieremo il prima possibile dallo sfalcio dell’erba». (lu.sa.)

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