Trieste, Fincantieri assume centodieci laureati

Il palazzo della Marineria in Passeggio Sant'Andrea

L’azienda rinforza la divisione mercantile al palazzo della Marineria. Molti gli ingegneri

TRIESTE La notizia era stata un po’ nascosta dai fumi della caliente cucina monfalconese ma Fincantieri ci teneva tanto a comunicare il dato: dal 1° gennaio 2014 al 30 giugno 2015, in un arco temporale lungo un anno e mezzo, l’azienda ha assunto a palazzo della Marineria, sede della direzione navi mercantili e “testa” progettuale di tutti i siti produttivi eccettuati quelli militari, 110 persone. Così nell’edificio di passeggio Sant’Andrea lavorano adesso circa 650 addetti.

E si tratta di personale qualificato, composto al 90% da laureati, molti dei quali ingegneri navali e gestionali: provengono da varie parti d’Italia, in linea di massima presi a tempo indeterminato, ma ci sono anche gli apprendistato e, sia pure in misura molto contenuta, contratti a tempo determinato. In buona parte sono giovani leve - informa in via ufficiosa l’azienda - ma non mancano le figure con precedenti esperienze professionali.

La Fincantieri guidata da Giuseppe Bono ci teneva a divulgare la cifra dei neo-assunti in quanto, come spiega un comunicato aziendale diffuso il 6 luglio, rappresenta il frutto dell’accordo che era stato sottoscritto dal gruppo navalmeccanico, dalla Fim-Cisl e dalla Uilm in data 14 febbraio 2014. Questo accordo, preceduto da una trattativa piuttosto aspra, verteva sulla flessibilità degli orari lavorativi, flessibilità che, secondo Fincantieri, ha contribuito a eliminare il ricorso alla cassa integrazione e ad attivare le nuove assunzioni.

Convergono sulle posizioni dell’azienda i comunicati, anch’essi trasmessi il 6 luglio, preparati da Fim e da Uilm. Perchè il tema di fondo è analogo: un accordo «innovativo», che aggiornava le relazioni industriali, ha permesso di acquisire nuove commesse e nuovi clienti, come nel duplice caso di Msc e di Virgin. Fincantieri e le organizzazioni sindacali si erano incontrate il 30 giugno per verificare i risultati ottenuti lungo i diciotto mesi coperti dall’accordo.

Si sarà notato che quell’intesa era stata firmata il giorno di San Valentino, ricorrenza che evidentemente non rientra nei Lari della Cgil, che giusto trent’anni prima, il 14 febbraio 1984, dovette sorbirsi il patto tra governo Craxi, Cisl, Uil finalizzato al taglio di quattro punti di contingenza. Coincidenza ha poi voluto che Fiom Cgil non avesse firmato neppure l’agreement con Fincantieri del 14 febbraio 2014.

«Senza rimpianti», commenta Sacha Colautti, componente della segreteria della Fiom triestina. «Apprezziamo che l’organico di palazzo della Marineria sia stato rafforzato con 110 nuovi arrivi, ma è bene precisare che la struttura aveva perso una sessantina di unità lavorative a causa di mobilità, pensioni, dimissioni». «Non solo - prosegue Colautti, l’altro giorno a Bologna per l’assemblea nazionale Fiom - è di tutta evidenza che le assunzioni non si debbono alla bontà dell’accordo del febbraio 2014, ma al semplice fatto che Fincantieri ha saturato il portafoglio-ordini e quindi ha bisogno di personale adeguato per affrontare i carichi di lavoro».

«Ma adesso viene il bello - attacca l’esponente della Fiom - perchè bisogna gestire il recupero delle ore lavorate in più a causa dell’accordo: parliamo di quasi tre settimane in media per addetto, ma c’è chi si trova addirittura 350 ore da recuperare». D’altronde qualche malumore a palazzo della Marineria allignava - chiude Colautti - «se non altro perchè, alle ultime elezioni per la Rsu, Fiom ha preso 152 voti, Uilm una novantina e Fim una sessantina. E in precedenza Fiom non era mai stata la sigla più rappresentativa».

Sfida accettata. Da Fincantieri spiegano come azienda e sindacati firmatari ritengano di gestire le prestazioni cosiddette “in supero”: entro gennaio verranno pagati i sabati, mentre al personale è dato scegliere se monetizzare o invece inserire in un’apposito “capitolo” il 30% delle ore che erano state sviluppate in più dal lunedì al venerdì. Inoltre si garantisce lo “scarico” di quota-parte delle ore per affrontare eventuali piccole flessioni d’impegno lungo il 2015.

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