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No ai rigassificatori nel Golfo di Trieste. Chiara la posizione del M5S: contrarietà sia al progetto di GasNatural a Zaule che a quello di SmartGas a Monfalcone. Il senatore Andrea Cioffi ha partecipato l'altro ieri a due incontri: prima a Monfalcone, con la visita al sito dove è prevista la costruzione del rigassificatore e in piazza dell'Unità per un dibattito sui temi ambientali, poi in serata a Trieste, per un tavolo organizzato in via Giarizzole 20 dalla consigliera regionale Ilaria Dal Zovo e moderato da Paola Sabia. Vi hanno partecipato attivisti del Movimento e rappresentanti di associazioni e comitati (tra cui Wwf Trieste, Legambiente, Comitato Salvaguardia del Golfo, AltraBaia, Comitato Cittadini per il Golfo e Comitato No Rigassificatore). Presente a entrambi gli appuntamenti anche l'europarlamentare Marco Zullo. Cioffi dichiara: «Non abbiamo bisogno di nuovi impianti. I consumi in Europa sono scesi: nel 2011 abbiamo utilizzato 468 miliardi di metri cubi di gas, scesi a 462 nel 2013 rispetto ai 530 miliardi utilizzati nel 2005». Anche in Italia - prosegue - abbiamo ridotto il consumo di gas, dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013. Con le attuali infrastrutture, siamo in grado d’importare in Europa un volume di gas superiore del 54% alla previsione del 2035, abbiamo cioè la possibilità di importare più del doppio del gas che utilizziamo oggi». «Inoltre - aggiunge Cioffi - i tre terminali per la ricezione e rigassificazione del Gnl in Italia sono in sostanza fermi: l'impianto di Rovigo è sottoutilizzato, quello nel Golfo della Spezia è fermo da quasi due anni e l'unico gas che è passato per l'Olt di Livorno, è stato quello del collaudo nel 2013. Ribadisce Zullo: «Alla luce dei dati su consumo e capacità d'importazione, il progetto di SmartGas non sta in piedi economicamente. Prima di discutere del grave impatto ambientale del progetto che, inoltre, impedirebbe lo sviluppo del Porto di Monfalcone, la società dovrebbe dimostrare che l'opera ha un senso economico». Sul rigassificatore di Zaule la decisione finale, come noto, spetta ora direttamente al premier Matteo Renzi. Zullo commenta: «Non si può far finta di niente scaricando la responsabilità della decisione su Renzi che appartiene tra l'altro allo stesso gruppo politico della presidente Serracchiani».

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