Il “serpente” Marini ricorre contro Lorenzon e Caruso

SAN CANZIAN D’ISONZO. Sergio Marini ha deciso di ricorrere in appello contro la condanna del Tribunale di Gorizia del 14 maggio 2014 per diffamazione a mezzo stampa, in relazione a un articolo...

SAN CANZIAN D’ISONZO. Sergio Marini ha deciso di ricorrere in appello contro la condanna del Tribunale di Gorizia del 14 maggio 2014 per diffamazione a mezzo stampa, in relazione a un articolo pubblicato nel numero de “La Cantada” del 2008, nell’ambito della rubrica satirica “Il Serpente”. Il noto “serpente”, già collaboratore del numero unico carnascialesco cui da qualche anno ha opposto “Serpentade”, era stato querelato dall’imprenditore agricolo Enzo Lorenzon e dal sindaco di San Canzian, Silvia Caruso, che avevano ritenuto lesivi alcuni passaggi dell’articolo nei loro confronti, dove, pur non venendo nominati espressamente, s’erano riconosciuti o avevano affermato di essere stati riconosciuti. «Nel ricorso sosteniamo che non esistono questi elementi univoci di riconoscibilità - afferma il legale di Marini, Massimo Bergamasco -, sostenuti in udienza dal sindaco Caruso e da Enzo Lorenzon. La prima, però, non ha fatto alcun nome delle persone che l’avevano contattata dicendole di averla riconosciuta. Il secondo ha indicato le persone, ma non le ha chiamate a testimoniare». L’appello si basa anche sulla difesa della libertà di pensiero propria della forma satirica. «La satira non è ancorata a criteri di verità come l’informazione giornalistica - sottolinea -. I limiti per la satira sono diversi e comunque non riteniamo siano stati superati». L’«intervento» di Marini era ricompreso in una pubblicazione dagli evidenti contenuti satirici, come emerso nel corso del processo, secondo le motivazioni del difensore, che chiede alla Corte di appello di Trieste l’assoluzione di Marini perché il fatto non sussiste. A carico del giornalista satirico il Tribunale ha disposto 2mila euro di multa, con sospensione condizionale della pena, e il risarcimento delle parti civili, Lorenzon assistito dall’avvocato Riccardo Cattarini e Caruso difesa da Ilaria Celledoni, per un importo fissato in 2.500 euro a ciascuna delle parti lese. Il tutto oltre alla rifusione delle spese legali.(la.bl.)

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