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Un giudice, 38 cause: tribunale di Gorizia nel caos

La "fotografia" di un giorno di ordinario caos a Palazzo di Giustizia. Lotta quotidiana contro la prescrizione. Gli avvocati: "Situazione non più sostenibile"

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Un'udienza al Tribunale di Gorizia 

GORIZIA Martedì 16 giugno, mattina, Tribunale di Gorizia. Nell’aula dell’ex Corte d’Assise va in scena il delirio: 37 processi in capo a un unico giudice, Francesca Clocchiatti. Ieri, sette giorni dopo, è andata peggio: stessa giudice, 38 procedimenti a ruolo.

I numeri non bastano a fotografare la topografia del nostro Tribunale, ormai a un passo dal baratro. Se sta ancora aggrappato a uno sperone di roccia lo deve ai suoi dipendenti, giudici, cancellieri, impiegati. Ma è possibile amministrare giustizia in queste condizioni? Con soli due giudici togati e uno ormai in partenza? Il presidente Giovanni Sansone ha la coscienza cristallina: il suo impegno organizzativo valica di gran lunga il dovere d’ufficio. Gli ispettori del ministero sono venuti, hanno visto, hanno scritto. Decida Roma cosa fare di questo Tribunale.

Ma un paio di osservazioni emergono evidenti per chi trascorre qualche ora nelle aule dei processi penali del palazzo di via Sauro. No va meglio nel civile, ma concentriamoci nel penale. A martedì scorso, appunto.
Tra i processi a ruolo uno per frode nella somministrazione di alimenti. Depone un teste, funzionario della dogana. Un computer vivente che sciorina a memoria definizioni, termini di legge, normative internazionali riguardanti la produzione e la commercializzazione di frutta secca. Si va dalle noci dell’Amazzonia alle arachidi dell’India, dai fichi secchi dei Balcani ai pistacchi di vattelapesca. Il teste è implacabile, il giudice lo invita alla sintesi, quello niente.

L’avvocato dell’imputato si tiene la testa tra le mani. La deposizione finisce, applausi al teste. Clocchiatti chiude il fascicolo, lo riaprirà il prossimo anno. Tocca poi a un processo per minacce. Il primo teste fa acqua da tutte le parti, roba da spazientire un santo. Il giudice lo sta per indagare per falsa testimonianza. Quello boccheggia, si dimena nella seggiola. L’addetta alla registrazione audio delle udienze lo invita ripetutamente a parlare vicino al microfono. Non si capisce un’acca in quell’aula, il cancelliere è una macchina da guerra con la penna in mano. Un processo via l’altro, la porta dell’aula si apre e si chiude continuamente. Avvocati, testi e imputati entrano ed escono come al bar. Un tizio si siede indossando gli occhiali da sole. Il giudice gli ordina di toglierseli. Un teste di mezza età, in altra aula, si presenta in pantaloncini corti; manca poco che ordini una birra e un panino. Costa tanto agli avvocati avvisare le parti che ci vuole un minimo di decoro quando si entra in quelle aule?

In rinvii di processi si allungano ormai alla primavera del prossimo anno. Come inserire pizze nel forno della prescrizione. Di un processo il giudice si accorge che il rinvio a marzo del 2016 significherebbe la pietra tombale sulla verità processuale di quella vicenda. Lo rinvia a settembre citando l’ordine di Sansone di tentare di chiudere per tempo i processi in odore di prescrizione.

Con una quarantina di processi a ruolo la sala d’attesa è piena zeppa di testi e accompagnatori. Nei e attorno ai posacenere dell’ingresso le cicche compongono cunette come le cupole delle tane delle talpe. Con 37 processi si può stimare un esercito di almeno 60 testi. Sono 60 persone che stanno rimettendo una giornata di lavoro, o che il datore di lavoro deve pagare a vuoto. Peccato che di questi 60 si e no una decina conosceranno il brivido della deposizione. Esercizio che può regalare anche scenette esilaranti, roba da film di Alberto Sordi che indagavano la natura della società italiana.

Come quel geometra, immobiliarista, il quale interrogato da Clocchiatti, in una passata udienza, risponde di non saper riconoscere la differenza tra un frigorifero e un altro elettrodomestico. Il tutto in un mare di non ricordo. Roba da metterlo al fresco, come minimo. Perché tanti processi, non solo a carico di Clocchiatti? Le risposte variano tra gli addetti ai lavori, la più gettonata è che 250 avvocati iscritti all’ordine provinciale sono troppi e tutti devono sboconcellare qualcosa. Un altro tema importante da porre è l’esito dei processi. Quante assoluzioni, quante condanne? Quali sono le richieste dei pubblici ministeri non togati? Quanti procedimenti potrebbero sfociare nel patteggiamento e liberare i ruoli? Quante sono le sentenze di condanna impugnate con successo dalla difesa?

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