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Romano sarà il numero due al ministero di Giustizia

Dopo dodici anni, Renato Romano lascia la dirigenza della Corte d’appello di Trieste. Su proposta del ministro della Giustizia Andrea Orlando, la presidenza del Consiglio dei ministri gli ha...

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Dopo dodici anni, Renato Romano lascia la dirigenza della Corte d’appello di Trieste. Su proposta del ministro della Giustizia Andrea Orlando, la presidenza del Consiglio dei ministri gli ha conferito l’incarico di vicecapo Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi. Diviene, in sostanza, il numero due dell’organizzazione giudiziaria.

La complessa macchina che in via Arenula a Roma si occupa di personale, risorse materiali, bilancio, statistiche, informatizzazione.

Il ministro Orlando lo ha scelto come vice del capo Dipartimento Mario Barbuto, il magistrato che, da presidente del Tribunale e della Corte d’appello di Torino, è approdato al vertice del ministero della Giustizia dopo aver ottenuto ampi riconoscimenti internazionali per i risultati conseguiti nella riduzione dei procedimenti arretrati. Romano, 56 anni, di origine abruzzese, risiede a Trieste dal 1987. Ha iniziato la carriera come dipendente delle Ferrovie dello Stato, a 23 anni. A 28 diventa funzionario della Pretura di Trieste, a 36 è funzionario della Corte d’appello. Poi, a 39 anni, il superamento del concorso da dirigente e la nomina, prima al Tribunale e quindi, dal 2003, quella a dirigente amministrativo della Corte d’appello. Laureato in giurisprudenza all’Università di Roma con una tesi in diritto costituzionale, ha poi conseguito un master all’Università di Bologna in gestione dell’innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione. Il suo curriculum registra oltre 100 tra docenze e relazioni in convegni e seminari oltre a diverse pubblicazioni.

L’incarico di vicecapo dell’organizzazione giudiziaria è la posizione più elevata mai conseguita da un uomo proveniente dagli uffici giudiziari triestini. E lunedì mattina alle 12.30, nell’aula d’Assise d’appello, Romano saluterà i magistrati, gli avvocati e il personale amministrativo della Corte.

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