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Più controlli al confine, agenti in arrivo in Friuli Venezia Giulia

A Roma vertice dei questori con il capo della Polizia: previsti rinforzi alla Polfrontiera per l’area del Tarvisiano

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Nella foto a sinistra, alcuni profughi. A destra, una pattuglia della polizia di frontiera 

TRIESTE. Alla Polizia di frontiera arriverà personale di rinforzo, e in Friuli Venezia Giulia in particolare a essere implementato sarà il personale in servizio lungo la fascia confinaria del Tarvisiano, la zona più esposta agli arrivi dei profughi. È questa una delle indicazioni emerse dal vertice che sabato ha visto convocati a Roma da parte del capo della Polizia Alessandro Pansa i questori delle zone di frontiera e quelli delle grandi città, come Milano, dove la situazione dei migranti è diventata negli ultimi giorni critica.

Oltre ai questori di Bolzano, Milano, Imperia anche quelli di Gorizia, Udine e Trieste sono stati invitati a partecipare all’incontro. Un incontro - riassume il questore di Gorizia Lorenzo Pillinini - nel quale il capo della Polizia «ha voluto rendersi conto di quella che è la situazione, connessa anche ai fenomeni di sicurezza o insicurezza percepita», in un momento in cui l’emergenza immigrazione si va inasprendo, e nella previsione che certo il flusso non si arresterà.

Quanto alle zone di confine, dunque, Pansa «nel prendere atto di quanto da noi riferito e nell’esortare tutti i presenti a continuare con il dovuto impegno a gestire un fenomeno epocale, ha confermato l’invio di personale di rinforzo per tutto il tempo che sarà ritenuto necessario», riiferisce il questore di Bolzano Nuccio Carluccio.

E quanto al Friuli Venezia Giulia, i rinforzi come detto da quanto emerso dall’incontro arriveranno alla Polfrontiera di Tarvisio - spiega Pillinini - mentre «al momento Gorizia e Trieste non hanno questo problema: la collaborazione con la polizia slovena, che è in grado di controllare bene il territorio, peraltro è ottima». Del resto, aggiunge Pillinini, «Gorizia non vive i gravi problemi di Ventimiglia o di altre grandi città italiane. E per quanto riguarda i nostri territori, va evidenziato come la pista slovena sia soltanto occasionalmente battuta dai passeur». La situazione creatasi per esempio a Ventimiglia è poi data dal fatto che i migranti lì in attesa sono in massima parte sudafricani che puntano a uscire dall’Italia. A Trieste e Udine invece arrivano soprattutto - lungo la rotta balcanica - pakistani e afghani «che tendono a farsi identificare» e a restare, perché vogliono asilo politico.

In ogni caso, «cercheremo di migliorare e adeguare i dispositivi di controllo alle frontiere che già ci sono», conferma il questore di Udine Claudio Cracovia, annotando come a Roma vi sia stata «una presa di contatto per valutare e studiare correttivi e miglioramenti» ai servizi di controllo del territorio per la lotta al traffico di esseri umani, e per fare il punto della situazione lungo le frontiere. Con il 22 giugno peraltro la Zona di frontiera del Triveneto avrà un nuovo dirigente, con l’arrivo di Irene Tittoni.

Se la richiesta dei rinforzi, giunta da più questori, dovrebbe essere soddisfatta a breve, nel vertice si è parlato anche della necessità di garantire il controllo del territorio per evitare tensioni tra i migranti e la cittadinanza. In un recente documento inviato a Roma, il Comune di Trieste ha evidenziato «la pressoché totale assenza, nel territorio di Trieste, di problematiche di ordine pubblico connesse alla presenza dei richiedenti asilo».

E anche a Gorizia, dice Pillinini, «la situazione è tranquilla». Se su questo versante il confronto a Roma si è focalizzato soprattutto sulle situazioni-limite, come quelle di Ventimiglia o Milano, Pansa e i questori hanno comunque ribadito la necessità di vigilanza - anche con pattuglie miste polizia-carabinieri - affinché la situazione resti sotto controllo. E come tale venga percepita dai cittadini.

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