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Candidatura unitaria per il post Vigini all’Irci

Le associazioni degli esuli lanciano un nome condiviso. In pole l’ex assessore Degrassi e lo storico Baroni

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Il 26 giugno segnerà un momento di svolta per l’Istituto regionale per la cultura istriana, fiumana e dalmata. Al termine di una gestazione “giurassica” aprirà le porte il tanto atteso museo di via Torino. E subito dopo si riunirà l’assemblea per il rinnovo dei vertici dell’ente. Anche su questo c’è forte aspettativa, soprattutto nel mondo dell'associazionismo esule, che ha avuto più di qualche screzio con la dirigenza attuale, capitanata dalla presidente uscente Chiara Vigini. Un’altra novità a tal proposito è che le associazioni, udite udite, rinunceranno al loro passato litigioso e presenteranno un candidato unico, condiviso proprio da tutti.

La possibilità che i gruppi degli esuli riuscissero a trovare una voce comune, a dire il vero, era nell'aria da tempo. La mancata rielezione di Silvio Delbello alla guida dell’Università popolare, un paio d'anni fa, ha in parte allentato il legame stretto che esisteva tra quell’ente e le associazioni. Lo scadere del mandato di Vigini offre agli esuli la possibilità di rimettere un proprio nome alla guida di una struttura, l'Irci, che è quanto mai fondamentale per il mantenimento e le prospettive della loro identità. Nei giorni scorsi un giro d'incontri e trattative ha confermato che il candidato unico ci sarà. «Per la prima volta le associazioni hanno una posizione unitaria - dice il presidente di Federesuli Antonio Ballarin, reduce dalla sua missione "diplomatica" a Trieste -. E la prima cosa su cui concordiamo è che l'Irci dovrà essere un istituto di ricerca storica come già ne esistono in Italia e nei territori vicini». Quanto alla dirigenza: «Tutte le sigle sono in sintonia sul nome da proporre. Gli incontri degli ultimi giorni sono stati dirimenti al riguardo».

Sull'identità del successore di Vigini, per il momento, le sigle preferiscono non esprimersi: «Non vogliamo ancora svelarlo perché è giusto che la presidenza attuale concluda con serenità il suo mandato - commenta Ballarin -, che sarà coronato dall'apertura tanto agognata del museo, in vista della quale siamo euforici».

Diversi i nomi dei papabili che giravano nei corridoi durante le scorse settimane. Il candidato ideale sarebbe stato Emilio Felluga, purtroppo scomparso di recente. Ma incontravano il favore un po' di tutti anche il professor Giorgio Baroni, che è stato parte del drappello di esperti nominato dalle associazioni per confrontarsi con l'Irci sull'allestimento del museo, e un ex assessore della giunta comunale di Riccardo Illy: Franco Degrassi.

Chiunque sia, il candidato ha ottenuto l'imprimatur anche della Regione che, pur non facendo parte dell'assemblea dell'Irci, è pur sempre chi caccia il quattrino, se ci si perdona la franchezza. Tra le persone incontrate dalle associazioni c'è infatti l'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti, che commenta: «Il confronto con gli esuli è andato molto bene, perché questa volta hanno trovato un accordo efficace». La Regione, assicura, non era interessata ad aver voce in capitolo nell'elezione della prossima dirigenza: «Macché. Solo nel caso in cui le associazioni si fossero presentate divise avremmo potuto proporre una mediazione. Ma così stando le cose per noi va benissimo il nome che hanno individuato. A tempo debito sarà rivelato».

Quel che par certo è che il fortunato (ricordiamo che la carica non è retribuita) avrà in eredità anche qualche gatta da pelare. In primis i conti dell'ente, che a detta di diversi addetti ai lavori avrebbero registrato un buco di proporzioni ragguardevoli. Non bisogna dimenticare però nemmeno l'assetto definitivo del museo, che il 26 aprirà in una forma che tutte le associazioni hanno definito «provvisoria» o «iniziale». Una partita che include la non facile trattativa con il ministero dei Beni culturali per il trasloco dei quadri degli artisti istriani dal Sartorio al museo di via Torino, che contiene una grande sala concepita appositamente per ospitarli. Una sala che altrimenti rischia di venir arredata con qualche riempitivo.

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