Trieste, la liberazione da Tito vale un cippo a San Giusto

Partigiani comunisti attraversano le strade del rione di San Giacomo a Trieste il primo maggio 1945

La targa sarà scoperta il 12 giugno per i settant’anni dalla fine dell’occupazione. Il costo è di 8.540 euro. il consigliere di Un’altra Trieste Franco Bandelli: «Con il centrodestra non c’eravamo riusciti»

TRIESTE Un cippo anti titino sul Colle di San Giusto. Spunterà tra due giorni in via Capitolina all’interno del Parco della Rimembranza. Una corsa contro il tempo intrapresa dalla giunta comunale per non mancare alla data del 12 giugno prossimo quando si ricorda il 70° anniversario del ritiro delle truppe jugoslave dal territorio triestino. Il verbale della delibera porta la data del primo giugno. Alla riunione di giunta, che si è tenuta a fine maggio, non era presente il sindaco.

Il cippo anti jugoslavo non stava nel programma del centrosinistra e tantomeno nel Libretto rosso del sindaco Roberto Cosolini «L’amministrazione comunale ha deciso di realizzare una lapide commemorativa dell’evento visto il contenuto della mozione urgente numero 61/14 approvato così come emendato, dal consiglio comunale nella seduta del 21 luglio 2014». A onor di cronaca la mozione era stata presentata dal gruppo di Un’Altra Trieste (Franco Bandelli e Alessa Rosolen) e chiedeva l’intitolazione di una via cittadina o una targa per commemorare «la fine dell’occupazione jugoslava il 12 giugno 1945 e la fine della Seconda guerra mondiale anche per Trieste». Una mozione urgente che arriva al traguardo quasi un anno dopo con un “intervento di somma urgenza” per arrivare in tempo per i 70 anni.

Alla fine ci sarà «un cippo/monumento (alto un metro e mezzo con una base 160 per 80 centimetri) in marmo d’Aurisina con finitura levigata sulla faccia anteriore spuntata sui lati e sul retro» e una targa riportante una frase incisa con lettere colorate in rosso, celebrativa della ricorrenza. Questo il testo concordato: «Il 12 giugno in seguito agli accordi di Belgrado le truppe jugoslave si ritirarono da Trieste dopo 40 giorni di occupazione. Il popolo triestino iniziava una lunga e difficile fase di attesa riconquistando con il suo schietto impegno libertà e democrazia. Trieste 12 giugno 2015».

Il cippo della Liberazione da Tito non è ancora stato collocato. «Lo faremo l’11 giugno e il 12 ci sarà la cerimonia di scoprimento» spiega l’assessore alla Cultura Paolo Tassinari che evita di esprimersi sul valore della commemorazione. «Abbiamo messo in atto una decisione approvata dal Consiglio comunale. E lo facciamo nei tempi previsti».

Sull’occupazione titina di Trieste, rievocata dalla targa, si è già consumato un mezzo dramma all’interno del centrosinistra nel Consiglio comunale. Difficile che lo “storico” Iztok Furlanic (esponente della Federazione della sinistra), che sulla Liberazione titina si è quasi giocato la presidenza del Consiglio comunale, possa digerire quell’occupazione anche se stampata in rosso sul cippo. Non sapeva nulla del cippo approvato dalla giunta ma alla cerimonia di scoprimento in via Capitolina non ci sarà: «Sono stato l’unico a votare contro quella mozione. E non ho cambiato idea e non ho altro da aggiungere. Il 12 giugno? Avrò altri impegni urgenti» taglia corto.

Oltre al voto contrario di Furlanic, un anno fa ci furono anche tre astenuti (Sebastiano Truglio e Tiziana Cimolino del Pd e Daniela Gerin di Sel). Marino Sossi (Sel) non ne fa un dramma: «Trieste non ha bisogno di altri cippi. Dovrebbe guardare avanti invece di stare lì a commemorarsi». Non la pensa così il promotore Bandelli: «È stata una vittoria di Un’Altra Trieste. Abbiamo ripristinato una verità storica. Siamo riusciti a fare con il centrosinistra quello che non ci è riuscito in 10 anni di governo del centrodestra. E di questo voglio ringraziare il sindaco. È una vittoria che dedichiamo all’Unione degli istriani di Massimiliano Lacota». L’Unione degli istriani, infatti, non si è tirata indietro e ha scucito 3.540 euro per il monumento anti titino di San Giusto.

La spesa complessiva dell’opera è di 8.540 euro: 5 mila sono a carico del Comune che li ha impegnanti sul capitolo delle “manutenzioni straordinarie degli immobili a uso pubblico” finanziato con proventi derivanti da concessioni edilizie. Le vie finanziarie dei cippi sono infinite.

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