A Monfalcone parte la caccia alle firme per bloccare SmartGas

Il progetto del mini-rigassificatore di SmartGas

Il Comitato Monfalcone pulita prova a catalizzare tutte le anime ecologiste. L’ex assessore Pin: «Nelle piazze e a Marina Julia, servono 1.500 adesioni»

MONFALCONE Avanti tutta. Dopo l’atto costitutivo del comitato “No Rigassificatore - Monfalcone Pulita”, di cui fanno parte ora il consigliere comunale Idv Claudio Martin (nella veste di presidente), gli ex assessori all’Ambiente Mariella Natural e Gualtiero Pin, Mirella Di Donna, Ida Corti, l’ex consigliere dei Verdi Fabrizio Quarantotto, Renato Armaroli e Mauro Bertogna, ora si parte con la raccolta firme per contrastare l’impianto industriale che dovrebbe sorgere al Lisert. Operazione inutile, liquida il proponente Alessandro Vescovini, imprenditore della Sbe: fior di sentenze affermano che su progetti industriali le cui autorizzazioni coinvolgono più livelli amministrativi i referendum rischiano l’inammissibilità. Ma la nascenda “Monfalcone pulita” tira dritto e rilancia prefiggendosi l’ambizioso obiettivo di catalizzare le anime verdi - non in senso strettamente partitico - che non si rispecchiano nelle politiche in questi anni esercitate sul territorio.

Intanto da domani potranno partire le prime sottoscrizioni. Lo riferisce Pin, che dopo esser stato defenestrato dalla giunta Altran anche a seguito dell’incompatibilità, se così si può dire, di vedute su SmartGas, si è tuffato anima e corpo nell’attività del comitato. «Le firme potranno essere espletate in municipio - racconta -, ma prossimamente saremo presenti anche in altri punti della città, come la piazza o davanti alle chiese e pure in spiaggia a Marina Julia». Gli attivisti, insomma, cercheranno di rastrellare le 1.500 adesioni che si sono posti come traguardo entro fine estate anche tra lettini e ombrelloni in riva al mare. «Non si tratta dell’unica iniziativa messa in campo - afferma Pin - abbiamo creato una mail dedicata; e istituito un punto di ascolto on-line con un portale in cui abbiamo inserito osservazioni e pareri relativi all’impianto in questione, come per esempio quelli di Cogiumar o dell’associazione ambientalista Eugenio Rasmann. Un sito comprensivo della sezione documenti e rassegna stampa».

Gli attivisti, che lavorano in tandem con i Cittadini per il Golfo di Duino, hanno anche predisposto un volantino da distribuire, stampato in proprio, in cui si illustra cos’è un rigassificatore, oltre alle ragioni del “no”. «Abbiamo ricevuto - riferisce - interessanti sollecitazioni anche da comuni contermini, come San Canzian, e ci rivolgeremo pure a Doberdò. Una volta chiusa la partita col rigassificatore, il nucleo “Monfalcone pulita” continuerà a esistere e guarderà anche al versante triestino».

«La scelta di inserire un impianto del genere a Monfalcone - prosegue Pin - è miope per tanti motivi, in primis per il suo posizionamento all’interno del Lacus Timavi, area che invece noi vorremmo porre al centro di una proposta di parco archeologico, per rimettere in circolo un’economia diffusa. Inoltre vale la pena sottolineare che con la deliberazione 58 del 25 settembre scorso il Consiglio comunale di Monfalcone si è espresso negativamente all’utilizzo sul territorio di tutte le fonti fossili quali fonti di approvvigionamento energetico. E dunque implicitamente ha già dato un parere, ma forse non se n’è accorto». «Quanto a SmartGas - conclude - a differenza di altri Comuni come Duino, Monfalcone non ha risposto “no”, ma questo è un problema di chi governa, il parere tecnico è un atto dovuto. Scelte di questo tipo non sono mai contingenti, ma di orizzonte. È chiaro che l’impianto così come progettato è sicuro, ci mancherebbe altro: chi autorizzerebbe un sito che non lo fosse? Ma è il luogo scelto che non va bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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