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In Istria tornano le interferenze tv: «Eliminarle o basta canone»

Disturbi nella ricezione delle emittenti croate “coperte” dalle italiane: in Istria il problema tocca 60mila famiglie. Da Flego l’ultimo appello a Zagabria

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POLA. Ci risiamo: puntualmente con l’arrivo della stagione calda ritornano le interferenze di frontiera, ossia i disturbi alla ricezione in Istria dei programmi delle emittenti televisive croate.

I problemi di ricezione, lo ricordiamo, sono iniziati nel 2010 con il passaggio al digitale terrestre, il che ha spalancato le porte alle emittenti italiane, evidentemente molto più forti, che trasmettono sulle stesse frequenze.

Ma questa volta nel tentativo di tutelare i teleutenti istriani scende direttamente in campo il presidente della Regione Valter Flego. Visto che i finora i tentativi di risolvere il problema sono falliti - così si è espresso Flego nel corso dell’ultima riunione dell’Assemblea regionale rispondendo all’interpellanza di un consigliere - inviterò gli istriani a non pagare più il canone televisivo, per mandare un segnale forte a chi di competenza. Prima del drastico passo - ha precisato ancora il presidente della Regione - invierò l’ultimo appello al ministero del Traffico e delle comunicazioni, all’Agenzia croata per le poste e telecomunicazioni e al Consiglio d’amministrazione della Radiotelevisione croata.

Sicuramente è degno di nota che il presidente della Regione si sia schierato in difesa dei cittadini che quotidianamente si lamentano dei disturbi nella ricezione: egli stesso però dimentica che il canone, dell’importo di poco superiore ai 10 euro, si paga per il possesso dell’apparecchio radio o tv, e non per la fruizione dei programmi croati.

Secondo alcuni rilevamenti effettuati, i disturbi alla ricezione sono presenti in 47 fra località e frazioni dell’Istria, e in altre 56 dal Quarnero alla Dalmazia meridionale. Tornando all’Istria, si calcola che siano addirittura sessantamila i nuclei familiari che non riescono a seguire senza problemi di sorta i programmi radiotelevisi nazionali.

In merito alla questione c’è stato anche uno scambio di note diplomatiche tra Zagabria e Roma, però non si è andati oltre ai buoni intendimenti. Le interferenze che arrivano dal territorio italiano creano peraltro disturbi non solo in Croazia, ma anche in altri 12 paesi. Alcuni anni fa il problema era stato affrontato a Ginevra a livello di Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu). Quest’ultima aveva confermato che la Repubblica italiana non rispetta l’accordo internazionale sull’uso corretto delle frequenze, creando cosi spiacevoli disturbi all’operato delle emittenti radiotelevisive nazionali e locali. La parte italiana aveva promesso che si sarebbe adeguata. A oggi la situazione però è quella descritta. (p.r.)

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