Tagli ai primari in Fvg, Debora Serracchiani tira dritto

Medici al lavoro in una sala operatoria (Foto d'archivio)

La presidente della Regione Fvg ribatte alle accuse dei medici ospedalieri: «Non riduciamo i servizi, tocchiamo solo qualche poltrona»

TRIESTE. «Vorrei tanto non sentir parlare di tagli in sanità. Al massimo tocchiamo qualche poltrona». Debora Serracchiani scocca occhiatacce e s'inferocisce un tantino quando sente che l’accusano di sopprimere dei reparti in provincia di Trieste come ha fatto nei giorni scorsi l'Anaao - AssoMed regionale, secondo cui la riforma riduce non solo le poltrone ma «anche i servizi». La polemica sull'accorpamento dei reparti (e conseguente scomparsa dei primari) è, secondo la presidente regionale, sterile: «Si basa su una concezione di sanità che va superata - dice -, noi non ci preoccupiamo e andiamo avanti».

Serracchiani è intervenuta ieri a Trieste, assieme all'assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, a una tavola rotonda nell'ambito del convegno nazionale “La fisioterapia al servizio della nuova sanità”, promosso dall'Associazione italiana fisioterapisti Aifi. Queste le sue considerazioni sulle polemiche: «L’attuazione della riforma non prevede tagli a reparti o servizi, prevede la razionalizzazione e l’ottimizzazione dei servizi - ha dichiarato -. Quello che evidentemente viene toccato sono alcune poltrone. Noi riteniamo che non servano poltrone ma servizi e risposte ai bisogni e alle esigenze dei cittadini. La riforma va in quella direzione, quindi stiamo razionalizzando, mettendo insieme esperienze, e cercando di dare servizi che magari mancavano. O di rafforzare servizi già esistenti». Secondo la presidente «vi sono doppioni non giustificati da particolari esigenze o da chissà quali specializzazioni. Vanno eliminati. Vi è solo sovrabbondanza di poltrone. Non ha senso tenere aperto qualcosa solo perché c'è una poltrona da occupare».

Fedele alla linea l'assessore Telesca, che rassicura i medici triestini sulla possibilità che reparti d'eccellenza come Medicina d'urgenza e Prima Chirurgia perdano il loro potenziale: «Non si perde un grammo di servizi. Si riorganizzano soltanto le direzioni, perché se ci sono troppe persone a tirare i fili si rischia il cortocircuito. Lavoriamo soltanto su un'organizzazione più efficiente, peraltro tutto il mondo va in questa direzione oggi».

L'assessore precisa poi che non c'è pericolo che il lato universitario della sanità prevalga su quello ospedaliero, altra preoccupazione emersa nel settore: «Non so da dove nasca quest'idea - dice -. Intanto va detto che Trieste, realtà consolidata, è poco interessata. A Udine è molto più sentito. Ma il fatto è che non abbiamo ancora definito le regole sui rapporti fra ospedale e università, e quando lo faremo io mi sono già impegnata a garantire pari dignità alle due realtà».

Davanti al pubblico del convegno, Serracchiani ha ricordato le motivazioni alla base della riforma sanitaria, frutto di un «lavoro collettivo e corale durato un anno e mezzo, cui hanno contribuito gli operatori della sanità». La presidente ha spiegato che il nostro sistema sanitario regionale, «comunque di buona qualità anche se con qualche lacuna» è stato costruito sulle esigenze degli inizi degli anni '90, «quando eravamo diversi noi, diversi erano la medicina, i farmaci, le tecnologie; diventiamo più vecchi e aumenta il peso della cronicità. Se vuole rinforzarsi e rilanciarsi ha bisogno di riformarsi profondamente, altrimenti è destinato a morire per implosione, perché risponde ad esigenze che non sono più quelle attuali».

Per quanto riguarda i contenuti del convegno, il presidente regionale dell'Aifi, Giorgio Sirotti, ha spiegato che «abbiamo voluto organizzarlo in Friuli Venezia Giulia perché in questa regione è in corso un processo di riorganizzazione del servizio sanitario regionale in cui sono presenti elementi molto importanti relativi al ruolo delle professioni nel cambiamento del sistema». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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