Amianto all’ospedale di Monfalcone, la Regione Fvg paga

L'ospedale di Monfalcone

Accordo transattivo per il caso di un operaio ammalatosi dopo aver lavorato al nosocomio. La “contaminazione” risale agli anni Ottanta e riguarda altri lavoratori

MONFALCONE C’era l’amianto a inizio anni Ottanta anche nell’ospedale di Monfalcone. L’area specifica quella della centrale termica. I parenti di alcuni operai che vi lavoravano, e che si sono poi ammalati, hanno chiesto risarcimento alla Regione. E, nei primi quattro casi sin qui affrontati dal Tribunale di Gorizia, si sono visti dare ragione.

Ripetendo la strategia dello scorso anno in altre tre circostanze la giunta guidata da Debora Serracchiani, nella seduta dello scorso 29 maggio, in vista dell’udienza per la definizione della lite in programma domani, ha autorizzato la rinuncia all’appello favorendo una conclusione conciliativa di una controversia con gli eredi di un lavoratore esposto ad amianto durante gli anni di servizio al nosocomio di Monfalcone. Una soluzione, fa sapere Maria Sandra Telesca, conseguenza della verifica del collegio legale di Palazzo, che ha ritenuto meno dispendioso un accordo transattivo. «Si tratta di una serie di cause – spiega l’assessore alla sanità –, sei o sette complessivamente, che ricostruiscono quanto accaduto in un periodo, oltre trent’anni fa, in cui si riscontrò presenza di fibre di amianto nell’ospedale monfalconese. Ci stiamo comportando sempre allo stesso modo, visto che le situazioni sono sostanzialmente uguali. È diventata, a questo punto, una delibera quasi ordinaria».

A portare avanti la richiesta di risarcimento sono gli ex operai, o i loro parenti, che hanno dimostrato i danni subiti dagli operatori tecnici specializzati addetti alla centrale termica e alla conduzione e manutenzione delle caldaie. La Regione, cui facevano capo anche allora le aziende sanitarie, è così costretta a pagare, dopo aver viste riconosciute le ragioni dei ricorrenti anche nella sentenza di primo grado del 9 maggio 2013. I giudici goriziani, viste le perizie tecniche, affermarono in quell’occasione la responsabilità della Usl 2 “Goriziana”, quale datore di lavoro, per l’omessa adozione delle prescritte misure di tutela della salute dei lavoratori.

Risultanze, così si legge in delibera, «che verosimilmente non verrebbero modificate in appello». Un appello, spiega ancora la giunta, «che avrebbe comportato un maggiore aggravio degli oneri per spese legali, interessi e rivalutazione».

Di qui l’accettazione dell’esito dell’intesa tra le parti con la reciproca rinuncia agli appelli e il pagamento da parte dell’amministrazione della metà delle spese legali (una quota di 10mila euro). Una strada al risparmio, dunque, valutata la complessità del percorso giudiziario. Nella determinazione del risarcimento si deve anche tener conto del fatto che l’operaio aveva in precedenza lavorato nello stabilimento navale di Fincantieri a Monfalcone. Realtà in cui si sono registrati vari casi di mesotelioma, come anche all’Arsenale San Marco e in Porto a Trieste.

Un totale di 15 anni contro i 22 in ospedale, con il rischio espositivo ripartito nella misura rispettivamente del 40% e del 60%. Viste le richieste dei ricorrenti – in caso di soccombenza quel 60% avrebbe pesato sulla Regione per poco meno di 250mila euro –, è stato ritenuto opportuno accettare la disponibilità a transare da parte della controparte. Il quantum? Non viene precisato, ma si tratta di una cifra molto più bassa.

«Nella valutazione circa una possibile soluzione transattiva a seguito dell’invito dalla Corte d’Appello – è ancora scritto in delibera –, e in assenza di una proposta di controparte, si è ritenuto che i termini per un’ipotesi che sia di interesse per l’amministrazione regionale potessero avere riferimento la differenza del 40% della quota capitale di danno biologico per un importo da un margine di 20.000/30.000 euro ad un massimo di 48.000/51.000, considerata già congrua la quantificazione del danno morale ed eccessiva la triplicazione del valore del danno biologico temporaneo» (così come avevano chiesto i ricorrenti), danno biologico che le tabelle di Milano ricompensano con 144 euro per giornata di inabilità assoluta.

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