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Trieste, il concordato Coop incassa il 98,8% di “sì”

La proposta stilata dal commissario Consoli ottiene un plebiscito “bulgaro”. E ora può partire la vendita dei negozi

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I soci coop in fila fuori dal PalaRubini prima di un'assemblea (Lasorte) 

TRIESTE Era atteso un risultato bulgaro, ne è venuto fuori uno molto più che bulgaro. Nordcoreano, si potrebbe ironizzare di questi tempi, che capiscano tutti. La proposta di concordato preventivo preparata dall’avvocato Maurizio Consoli come commissario delle Coop operaie - ammessa il 20 marzo dal Tribunale e sottoposta in ossequio alla legge fallimentare ai soci prestatori nell’adunanza dei creditori del 7 maggio al PalaTrieste - passa in effetti con il 98,8%.

Ora può partire, anche nella forma e non più solo nella sostanza, l’iter di vendita del patrimonio immobiliare e dei rami d’impresa delle Coop triestine, che prevede l’investitura di un liquidatore, il quale sarà nominato a metà giugno (contestualmente alla cosiddetta udienza di omologa del concordato) in scia alla chiusura dell’asta di beni e asset aziendali, in agenda per il prossimo mercoledì. Vuol dire che ci siamo. Già verso la fine di giugno si potranno celebrare i primi rogiti di compravendita riguardanti per l’appunto i primi supermercati, giacché sarà stato “soddisfatto” un trio di condizioni indispensabili per andare avanti: l’approvazione ultima del concordato stesso, offerte d’acquisto definitive e un delegato del Tribunale con potere di firma per conto delle Operaie, ovvero il liquidatore.

Il risultato finale D’accordo, che il piano Consoli (quello che dà come ragionevole il recupero dell’81,38% di quanto è ora congelato nei libretti sociali a fronte del 78,33% delle “controanalisi” del commercialista di Udine Andrea Bonfini da commissario giudiziale “terzo”) fosse destinato a una promozione, lo si dava per scontato fin dal principio: la legge impone per il voto dei creditori la regola del silenzio-assenso. Il conto finale, però, impressiona. Più che altro perché le prospettive di rimborso non totale avevano alimentato in questi mesi dibattiti talvolta spigolosi: entro lo scorso mercoledì - data di scadenza dei venti giorni concessi sempre dalla legge ai creditori per meditare prima di esprimersi - le schede contrarie collezionate, in cui risulta esser stata messa una croce sul “no” al concordato, sono state appena 122, pari all’1,17% della platea degli aventi diritto a dire la loro.

I confronti I non favorevoli pertanto sono una netta minoranza. E rimangono tali anche se rapportati a parametri ben più limitati degli aventi diritto. Come ad esempio ai 1.500 partecipanti (due terzi di persona, il resto per delega) che hanno preso parte all’adunanza del 7 maggio. O come, ancora, ai duemila abbondanti che invece hanno votato “sì” nonostante potessero farne a meno, con tanto di consiglio ad astenersi, per non perdere neppure tempo, rivolto implicitamente dal team di Consoli a quelli che si sentivano concordi con il concordato.

L’udienza di omologa Il fronte dei “no”, insomma, che pur se più grasso non avrebbe comunque spostato di un pelo l’iter formale di vendita, non costituisce di fatto nemmeno un blocco psicologico, morale, sostanziale, per Consoli (il quale si limita a un «sono soddisfatto») e ai suoi consulenti nominati per via giudiziaria.

E a proposito di iter di vendita, lo scorso giovedì il giudice delegato alla procedura Daniele Venier, acquisito il risultato delle votazioni vagliato pure dal commissario giudiziale Bonfini, ne ha preso atto e ha informato il Tribunale, determinando così la calendarizzazione, per lunedì 15 giugno alle 10, come si evince da un provvedimento emesso ieri a Foro Ulpiano, dell’udienza decisiva di omologa del concordato. Tale udienza sarà celebrata in camera di consiglio, a porte chiuse quindi, dal collegio civile presieduto dal giudice Arturo Picciotto - a latere Riccardo Merluzzi e lo stesso Venier - che ha seguito la partita Coop fin dallo scorso 17 ottobre. Fin dal giorno in cui venne accolta l’istanza di commissariamento del Cda presieduto da Livio Marchetti arrivata dai pm Federico Frezza e Matteo Tripani.

Il liquidatore e i primi rogiti Nel corso dell’udienza di omologa del 15 giugno, sarà infine nominato anche il liquidatore, ovvero il professionista che dovrà occuparsi materialmente della vendita dei beni e degli asset d’impresa che saranno stati oggetto di offerta d’acquisto entro la fine dell’asta in corso, che si chiuderà ufficialmente a mezzogiorno di mercoledì prossimo, a imminente ponte festivo concluso. Dopo la camera di consiglio di metà giugno ci vorranno alcuni giorni perché sia pubblicato il relativo decreto di omologa firmato dal collegio presieduto dal giudice Picciotto. Quando arriverà, ogni momento sarà buono per andare dal notaio. Da una parte il liquidatore delle Operaie, e dall’altra - a turno - gli ambasciatori di Coop Nordest, Conad, Despar, Bosco più alcuni dipendenti interessati a rilevare i market più piccoli. Più ancora, forse, qualche altro “player” che sarà riuscito a restare coperto fino a mercoledì prossimo.

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