Trieste: movida “selvaggia”, passa la delibera

Bicchieri abbandonati all'esterno di un locale

In aula il nuovo regolamento antischiamazzi: 25 i sì. Stretta su musica e dj set. Chiusura per i locali che sgarrano

TRIESTE. E' passata con 25 sì, i voti della maggioranza, la delibera sul nuovo regolamento antischiamazzi, questa notte in Consiglio comunale.

E, ironia della sorte, mentre il Consiglio comunale discuteva le modifiche al regolamento per limitare la musica emessa dai locali, dalle finestre affacciate su piazza Unità filtrava il tambureggiare di un ritmo discotecaro. Il voto finale è arrivato nella notte. A tarda sera, le proposte della vicesindaco Fabiana Martini sono sembravano avviate verso l'approvazione dell'aula, pur incontrando i forti dubbi di parte dell'opposizione. Il regolamento prevede che la musica non si possa sentire all'esterno dei locali dopo le 23, nei sabati e nei prefestivi dopo le 24. Dal 15 giugno al 15 settembre l'orario è esteso all'una.

Ci sono poi le deroghe per le festività, sulle quali si appuntano alcune modifiche: «Abbiamo tolto il 14 febbraio e ridotto dal venerdì al sabato le deroghe per Bavisela e Barcolana, che prima includevano il giovedì», dice Martini. La novità principale, però, pertiene al regime delle sanzioni: «Prima la chiusura arrivava dopo la terza sanzione - spiega la vicesindaco -. Ora al locale sarà comminata contestualmente alla prima sanzione». Il locale dovrà quindi chiudere nel medesimo giorno del superamento dei limiti (mercoledì, giovedì...) entro sessanta giorni.

La discussione è stata lunga e combattuta, con molti emendamenti proposti. Duro il capogruppo di Fi Everest Bertoli: «Questo regolamento è il capolavoro dell'inutilità. Riesce nell'impresa quasi impossibile di scontentare tutti, residenti e commercianti. Invece di aumentare i controlli e colpire quelle poche realtà che sbagliano si colpisce nel mucchio». Bertoli e il collega del Pdl Lorenzo Giorgi hanno condiviso la necessità di sottoporre il regolamento al vaglio di cittadini e esercenti: «Sarebbe inoltre utile inserire un numero massimo di ore di musica al giorno - ha detto Giorgi -, perché ora il regolamento parla solo di orari di chiusura».

Paolo Menis del M5S ha detto: «Il fatto che la musica si senta o meno fuori dal locale è un parametro non oggettivo che darà sempre adito a ricorsi. Noi riteniamo che l'unico modo per misurare le fonti di inquinamento sonoro sia il fonometro, che bisognerebbe introdurre». Alessia Rosolen di Un'Altra Trieste ha rilevato che oltre alle sanzioni il regolamento non prevede «misure di premialità per i locali virtuosi». Paolo Rovis del Pdl ha dichiarato: «Il problema della convivenza si pone non da oggi, il centro storico di Trieste è molto vivo. Ma le regole non servono a nulla se non si fanno rispettare, serve il personale che le applichi».

Marino Andolina del Prc ha fissato l'attenzione sull'urgenza di «sollecitare i nostri vigili e vegliare non solo sul rumore, ma anche sui locali che servono alcolici a chi è già ubriaco». Così Roberto Decarli dei Cittadini: «Senza le regole i vigili non hanno gli strumenti. Sicuramente bisognerà potenziare le pattuglie, ci penseremo in fase di bilancio». Piero Camber di Fi ha puntato il dito contro i sessanta giorni di tempo per la chiusura: «Noi con una delibera oggi ci laviamo la coscienza, con una pattuglia in più estirperemmo completamente il problema». Al dibattito ha assistito un gruppo di cittadini, che verso le dieci di sera se n’è andato sbattendo rumorosamente la porta.
 

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