Amianto, il terzo processo slitta a gennaio del 2016

Il giudice ha accolto la richiesta della Procura di accorpare le 44 parti offese con altre 23 di un nuovo filone di indagine. Incombe il rischio prescrizione

Le 44 vittime dell’amianto che si aggiungono alle altre 140 dei primi due maxi-processi dovranno attendere ancora molto prima di avere giustizia in sede penale.

Ieri il Tribunale di Gorizia ha scritto una pagina grigia se non nera, l’ennesima di una ormai lunga serie.

All’udienza di apertura del cosiddetto amianto-ter la pm Valentina Bossi ha chiesto e ottenuto il rinvio del processo per riunire il procedimento con un altro filone di “nuove” 23 parti offese.

Quello che stupisce e amareggia è però la dilazione del processo: prima udienza appena il 12 gennaio del 2016.

Significa che il rischio di prescrizione si fa via via più concreto. Come ha ricorda uno degli avvocati di parte civile, Riccardo Cattarini, la «giurisprudenza indica che la prescrizione per l’omicidio colposo deriva dal momento della morte e non dalla condotta procedurale».

Gongola il nutrito collegio difensivo dei 17 imputati indicati nella richiesta di rinvio a giudizio, tutti già dirigenti dell’Italcantieri negli anni Sessanta e Settanta. Sono Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani (deceduto), Enrico Bocchini, Corrado Antonini, Manlio Lippi, Antonio Zappi, Cesare Casini, Italo Massenti, Aldo La Gioia, Glauco Noulian, Roberto Schivi, Livio Minozzi, Mario Abbona, Roy Rhode, Ronald Rhode, Carlo Viganò, Attilio Dall’Osso. Devono rispondere di omicidio e lesioni colpose per non aver impedito l’esposizione all’amianto di 44 ex cantierini. Che sono: Luciano Buratto, deceduto nel 2008), Erminio Mariotti (05), Galdino Monaco (05), Oreste Politti (03), Alferino Romanin (07), Augusto Ruggeri (07), Aurelio Sabatti (07), Vincenzo Salone (08), Camillo Strada (01), Bruno Venturini (06), Mario Verzier (05), Lucio Viezzoli (07), Adriano Zorba (placche diffuse, ancora in vita alla data del rinvio a giudizio), Mario Bledig (06), Sergio Corbatto (07), Stelvio Mesaglio (08), Lucio Piorar (08), Mario Rossi (07), Ubaldo Spanghero (07), Angelo Spanghero (04), Giorgio Badin (09), Valentino Bevilacqua (10), Roberto Biasiol (01), Elvi Clapiz (11), Romeo Clemente (12), Antonio Deroia (09), Doriano Fantin (09), Angelo Folin (08), Mario Fontanot (08), Tarcisio Fonzar (10), Ciro Frittita (10), Giovanni Lacurre (09), Attilio Liessi (09), Mario Morgut (09), Sergio Normanni (12), Vittorio Oblak (03), Ugo Olivo (12), Dario Pian (10), Ezio Simonit (10), Antonio Stragapede (11), Flavio Vidonis (10), Giuliano Visintin (ancora in vita alla data del rinvio a giudizio), Giovanni Zeleznik (08), Ernesto Zucchi (10).

Una così ampia dilazione dell’inizio del processo si spiega con la difficoltà oggettiva della Procura della Repubblica (due pm e un capo ff a tempo determinato) di indagare e raccordare il lavoro dei consulenti.

Il nuovo capo della Procura era atteso a maggio ma arriverà forse in autunno perché trattenuto in importanti indagini nella Procura di Catanzaro. Come se indagare sulle morti causate dall’amianto fosse meno importante che indagare l’associazione a delinquere.

Ancora va notato come il terzo processo amianto celebrato al Tribunale di Gorizia vedrà impegnato un giudice diverso, il terzo, rispetto ai precedenti.

Situazione al limite del collasso quella del Palazzo di Giustizia di Gorizia nella totale indifferenza della politica locale, regionale e nazionale.

Si conferma che i morti di amianto sono di serie B. Si conferma che di questi operai crepati per asfissia importa ben poco alla comunità.

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