Trieste, dame e cavalieri alla messa del cardinale

Il cardinale Raymond Leo Burke alla Beata Vergine del Rosario (foto Lasorte)

Musiche sacre, preghiere in latino e Ordine di Malta al rito pontificale celebrato per la prima volta in una chiesa di Trieste

TRIESTE Alle dieci del mattino la chiesa della Beata Vergine del Rosario è già piena di gente in una domenica mattina assolata e ventosa come solo a Trieste nel cuore di maggio. Dall’interno del tempio risuonano le prove del coro e dell’orchestra, mentre i fedeli si avvicinano per assistere alla messa pontificale celebrata dal cardinale Raymond Leo Burke. La messa, organizzata dal coordinamento nazionale dell’associazione Summorum pontificum, non è mai stata fatta prima a Trieste. E chissà per quanto tempo ancora non lo sarà più.

Sulle panche della chiesa i fogli del messalino festivo in latino, con la traduzione italiana a fronte, introducono i partecipanti allo svolgimento della liturgia. Recita il programma: «Solennità dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo al Cielo, (il cardinale, ndr) celebrerà nella nostra chiesa la santa messa solenne pontificale in latino secondo il rito detto di San Pio V, con l’assistenza di numerosi sacerdoti. Sarà presente anche la nostra cappella musicale diretta dal maestro Elìa Macrì che eseguirà la “Krönungsmesse” Kv 317 di Wolfgang Amadeus Mozart e, sempre del medesimo autore, l’“Exultate, Jubilate” Kv 165 e il “Laudate Dominum” Kv 339, mentre il “Proprio” sarà cantato in gregoriano».

Un po’ alla volta le persone riempiono la navata. Un gruppo di cavalieri di Malta, l’ordine cavalleresco medievale di cui il cardinale Burke è il patrono, prende posto nelle prime file. Gli uomini indossano lunghe tuniche nere, le dame mantelli dello stesso colore, un velo nero sul capo. Sulla stoffa scura spicca la croce ottagona di San Giovanni, che sventolava sui vessilli dei cavalieri ospitalieri in Terrasanta durante le crociate, un millennio fa, e poi ancora a Rodi e infine sull’isoletta al centro del Mediterraneo da cui l’Ordine ha preso il suo nome odierno, dopo averla difesa in un assedio contro il più grandioso monarca della Sublime porta: Solimano il magnifico. Il giorno prima della messa il cardinale Burke si era assicurato con gli organizzatori che i “suoi” cavalieri avessero un posto riservato nella chiesa.

Alle dieci e mezza in punto Burke fa il suo ingresso benedicendo l’assemblea, che risponde facendosi il segno della croce man mano che il cardinale avanza nella navata. Al contempo il coro e l’orchestra attaccano un maestoso brano di Bruckner. Alcune donne si velano il capo. Davanti all’altare gli assistenti procedono alla vestizione del celebrante, accompagnata dal suono dell’organo: ad ogni paramento corrisponde una preghiera, il procedimento è lento e metodico. Poi la celebrazione vera e propria ha inizio.

La luce dei ceri accesi brilla attraverso le volute dell’incenso, che un po’ alla volta si dispiegano nello spazio vuoto della chiesa. La messa pontificale prosegue per oltre due ore e mezza sotto lo sguardo vigile dell’Occhio della Provvidenza che sovrasta l’altare. I fedeli assistono ripetendo le preghiere in latino, qualcuno si inginocchia sulla pietra fredda. Prima dell’Eucarestia, il parroco della chiesa Stefano Canonico si rivolge al cardinale Burke ringraziandolo per aver visitato Trieste e per aver celebrato il pontificale: «La verità trova in lei un difensore e un protettore».

Nella sua predica il porporato si volge ancora una volta a quelli che per lui sono i rischi della Chiesa oggi: «Viviamo in un tempo di radicale secolarismo in aperta ribellione a Dio, soprattutto sui temi della famiglia e della sessualità umana. Nostro dovere è tenere lo sguardo rivolto a Dio per preparare il ritorno di Cristo in terra alla fine dei tempi. Se non prendiamo ispirazione dallo Spirito Santo, la prendiamo dallo spirito del mondo che ci confonde, aliena e infine allontana da Gesù Cristo». Mentre il cardinale parla, il penitenziere attende che i fedeli si accostino al confessionale prima di partecipare all’Eucarestia. Si vedono i suoi paramenti rossi e neri stagliarsi dietro al vetro opaco del confessionale.

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