Trieste, l’affollata corsa a sei per il Municipio

Elezioni comunali 2016: centrosinistra e centrodestra divisi al derby tra i “Roberti”. Terzi incomodi il Movimento 5 Stelle e gli indipendentisti. E poi c'è il Roberti leghista che non ne vuole sapere di tirarsi indietro

Una dinastia politica quella dei Roberti. Quasi una maledizione per Trieste. Nel 2011 fu la disfida per il Comune tra Roberto Cosolini (centrosinistra) e Roberto Antonione (centrodestra). Vinse Cosolini e il sogno “Trieste torna grande”. Anche per il 2016 si annuncia un derby tra Roby: Cosolini da una parte che chiede un secondo mandato per non lasciare a metà dell’opera la sua “grande Trieste” e Dipiazza dall’altro (già sindaco per due mandati per il centrodestra) che ritiene un imperativo morale riconquistare la città. L’unico vero Roberti (il leghista Pierpaolo, si fosse chiamato Roberto non ci sarebbe stata partita) rischia di rimanere al palo.

Il derby dei Roberti è stato benedetto da Giulio Camber: con una sola mossa l’ex senatore è riuscito a mettere in scacco sia il centrodestra che il centrosinistra. Il derby, tuttavia, non esclude la partecipazione di altri candidati al torneo comunale: in palio il trofeo di Palazzo Cheba dove (con la sdemanializzazione in atto e la città metropolitana in divenire) si concentrerà tutto il potere. Tra questi solo il Movimento 5 Stelle può ambire alla zona ballottaggio nonostante la fuoriuscita dal movimento dei parlamentari Aris Prodani e Lorenzo Battista. I grillini, forti del lavoro fatto dai banchi comunali da Paolo Menis e Stefano Patuanelli, sono pronti a mettere in campo una donna: l’architetto trentenne Paola Sabrina Sabia rimasta fuori dal consiglio regionale nel 2013 per un pugno di voti.

La Lega, nonostante il buon momento di Matteo Salvini e del suo emulo triestino Massimiliano Fedriga (in Trentino Alto Adige ha praticamente cannibalizzato Forza Italia), non ha grandi speranze: a Trieste non ha mai sfondato e con la posizione contraria alla sdemanializzazione del Porto Vecchio rischia l’isolamento oltre alla concorrenza degli indipendentisti. Il Carroccio potrebbe tuttavia essere determinante per la sconfitta del centrodestra come nel 2001 lo fu “Un’Altra Trieste” di Franco Bandelli. Il problema è che anche il centrosinistra cosoliniano è tutt’altro che compatto: si è già rotto più volte sul programma (dalla Ferriera alle azioni Hera). Un candidato sindaco di sinistra non è escluso con l’appoggio di Sel, Prc, Pdci e dei transfugi civatiani del Pd. Il presidente comunista del consiglio Iztok Furlanic è il nome più accreditato. Ma c’è anche chi non esclude la sostituzione in corsa di Cosolini (senza primarie). I nomi che circolano sono quelli di Mitja Gialuz, che governa a gonfie vele la Barcolana, o di Pietro Faraguna, attualmente in esilio a New York.

A rompere gli schemi ci potrebbe essere anche la neonata associazione politica “Futuro Trieste” fondata tra gli altri da Aris Prodani, Andrea Rodriguez e l’ex grillina Barbara Belluzzo. Prodani non ha escluso la sua corsa a sindaco magari appoggiato anche da qualche lista indipendentista. Territorio Libero di Vito Potenza ha annunciato sabato scorso la candidatura alle elezioni amministrative della lista “Liberazione triestina”. In corsa c’è anche il candidato sindato indipendentista Giorgio Marchesich che ha raccolto senza imbarazzo l’appoggio di Alba dorata versione giuliana. «In politica non si butta via niente come quando si macella il maiale» spiega. Questa volta, probabilmente, più delle altre.(fa.do.)

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