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In arrivo altri 50 profughi: via al censimento delle strutture

Tavolo in Prefettura, monitoraggio degli edifici per la distribuzione dei profughi sul territorio

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Un gruppo di immigrati (ansa)

TRIESTE. Altri 50, 25 destinati a Trieste e altri 25 a Udine. Sono gli ultimi immigrati sbarcati sulle nostre coste meridionali e ora smistati dal ministero dell’Interno in Friuli Venezia Giulia. Il loro arrivo in pullman da Agrigento, previsto per la notte appena trascorsa, è stato annunciato solo con qualche d’ora d’anticipo alla Prefettura di Trieste. «Fanno parte - precisa il prefetto del capoluogo regionale Francesca Adelaide Garufi - del contingente a suo tempo stabilito nelle ripartizioni su base regionale, 80 per ogni provincia nel nostro caso: lo “slot” rimasto libero ammontava finora a 120 persone».

Anche l’arrivo di ieri, come il giorno prima, è coinciso con un vertice sul nodo-immigrazione ma stavolta a livello regionale, non nazionale. Ne è emersa una novità non da poco: uno scrutinio, comune per comune, delle capacità d’accoglienza in base al quale formulare poi un piano coordinato con prefetture e Regione che superi l’emergenza, per il quale rimarrà un canale separato, sia quanto a numeri che a fondi e dislocazioni degli stranieri. «Il tavolo - spiega Garufi, che l’ha coordinato - attorno al quale si sono seduti i rappresentanti delle prefetture, dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) e la Regione Fvg era già in agenda, specialmente per arrivare a un maggiore coinvolgimento della stessa Anci, con l’obiettivo di giungere a una migliore gestione del fenomeno, con un approccio comprensivo al problema». La riunione ha dato esiti positivi.

«È stato ampiamente condiviso - continua il prefetto di Trieste - di mantenere le linee-guida stabilite durante la Conferenza Stato-Regioni del luglio scorso, per un’accoglienza quanto più diffusa possibile, perché solo così si giunge a un migliore assorbimento degli stranieri nel tessuto sociale locale». Dopo le barricate alzate nei giorni scorsi l’Anci ha abbassato i toni del dissenso assentendo all’impostazione. Con un importante distinguo: la distribuzione dei nuovi immigrati arrivati dalla nostra ex “Quarta sponda” non può avvenire, in Fvg, in base a parametri solamente matematici, cioè riferendosi a una rigorosa percentuale che poggi sul numero dei residenti di ogni Comune interessato. Questo perché, è stato fatto notare, vi sono casi nei quali comuni più piccoli possiedono maggiori capacità ricettive, in termini strutturali, di altri magari più popolosi ed estesi.

Si è così deciso di procedere a un censimento delle strutture, pubbliche o private, hotel così come appartamenti per poi, con il coordinamento della Regione, procedere a una ridistribuzione ottimale degli stranieri che vivono nell’area. «Al termine dell’operazione, che comunque richiederà un certo tempo ora non quantificabile, vi sarà quindi - conclude Garufi - un doppio binario dell’accoglienza: uno programmatico e l’altro emergenziale». Il territorio deve infatti fare i conti anche con gli arrivi dalla “rotta balcanica”, che aumentano la pressione degli stranieri sul Fvg, da Tarvisio a Trieste. «C'è piena disponibilità della Regione a lavorare assieme e a condividere con l'Anci il piano di distribuzione dei richiedenti asilo» conferma l'assessore regionale alla Solidarietà Gianni Torrenti, che ha partecipato al vertice di ieri. E il contributo che la Regione è disposta a dare è, ancora una volta, economico oltre al generico coordinamento del censimento: con l’obiettivo di fare lavorare gli extracomunitari. «Nei primi tre mesi del 2015 - spiega Torrenti - abbiamo finanziato con 122mila euro progetti di 12 Comuni, ora siamo pronti a rinnovare i fondi, in base ai progetti che ci arriveranno». Anche se assimilabili ai lavori socialmente utili, quelli dei richiedenti asilo divergono su un punto di non poco conto: non sono pagati. Minimamente. «È una sorta di patto d’onore - conclude Torrenti - tra chi riceve accoglienza gratuita che così ricambia chi la offre. I nostri soldi servono per le polizze antinfortunistiche e per gli stipendi dei dipendenti comunali che comunque devono guidare i lavori». Si tratta, per lo più, di piccole manutenzioni stradali, del verde pubblico e in altri settori. Ma la politica, quella partitica, non resta fuori dal gioco, con il “messaggio” lanciato ieri dalla governatrice Debora Serracchiani riferendosi a Fvg, Trentino e Alto Adige: «Le nostre Regioni e Province sono dentro l'emergenza profughi, mentre altre stanno cercando di starne fuori, come Veneto e Lombardia».

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