I “clienti” dell’Emporio più italiani che stranieri

E tra il 47% di immigrati spunta pure il bengalese che arriva col figlio-traduttore Il sistema più equo raccoglie interesse nella popolazione: in tre giorni 123 spese

La fame, a Monfalcone, ha un indirizzo: viale Verdi 44. È qui che 104 famiglie, nei giorni scorsi, si sono messe in coda per prelevare dagli scaffali dell’Emporio della solidarietà “Achille Colautti” generi alimentari (e non) di prima necessità: pasta, latte, farina, olio, omogeneizzati, frutta e biscotti. Ed è la risposta che Caritas ha dato alle nuove povertà: spesa gratis con tessera a scalare nel “bazar” gestito dai volontari.

Il primo report diffuso dal responsabile della struttura, Andrea Anaclerio, restituisce una fotografia nitida dell’indigenza nel mandamento monfalconese: a ricorrere al sostegno alimentare sono moltissimi immigrati (47%), in prevalenza provenienti da Bangladesh ed Est Europa, ai quali si affiancano altrettanti italiani (53%), spesso esponenti di quel ceto medio caduto in disgrazia nel momento in cui il capofamiglia ha perduto l’impiego. Un dramma che si ripercuote non solo nella difficoltà a fronteggiare le spese del mutuo o delle rate mensili per la macchina, ma anche sull’emergenza alimentare. Perché se il problema della casa, di avere cioè un tetto sulla testa, è in qualche modo tracciabile o visibile ai Servizi sociali, la fame è in un certo senso un fenomeno più elusivo. Come hanno avuto modo di constatare gli stessi volontari della Caritas, che non si aspettavano una mole così impressionante di richieste nella prima settimana di apertura dello “spaccio”.

«In sette giorni e tre aperture pomeridiane dell’Emporio - riferisce il responsabile Anaclerio - siamo riusciti ad erogare 123 spese. Il primo giorno, lunedì scorso, sono affluite 16 persone; mercoledì il numero era già salito a quota 46 e venerdì a 64, cifra che riteniamo possa attestarsi, una volta a regime il sistema, quale media di persone assistite». Sono state registrate 104 tessere, corrispondenti ciascuna a un nucleo, poiché nella stragrande maggioranza di situazioni i volontari erogano il sostegno alimentare a famiglie con uno o più figli. «Nel 53% dei casi - ancora Anaclerio - l’accreditamento dei punti per la spesa gratuita interessa cittadini italiani, per la rimanente parte stranieri: perlopiù bengalesi o persone dell’Est Europa. È capitato che arrivasse l’adulto accompagnato dal figlio che, per l’occasione, si prestava a traduttore. In ogni caso ci si capisce anche a gesti». Il sistema di distribuzione dei punti, infatti, non è semplicissimo e complice la scarsa conoscenza dell’italiano urgeva in quel frangente un’intermediazione.

«Abbiamo riscontrato - sottolinea Anaclerio - molto interesse: svariate persone sono venute a informarsi sulle modalità di erogazione delle tessere, quindi probabilmente nei prossimi giorni assisteremo a nuovi arrivi. Devo dire che rispetto alla consegna delle borse questo metodo di distribuzione dei beni è più dignitoso per la persona e può essere che il nuovo sistema avvicini anche quei cittadini che per soggezione o pudore prima si erano tenuti a distanza». Tutto è studiato al dettaglio, per abbattere gli sprechi, conseguire una ripartizione equa delle risorse e raggiungere anche l’obiettivo dell’inclusione sociale. Infatti l’“acquisto” di generi alimentari è tarato: il caffè (Illy, donato dall’omonima azienda), un bene non di prima necessità, può esser preso una volta al mese. I nuclei numerosi possono prelevare fino a 20 buste da un chilogrammo di pasta, mentre le famiglie con un figlio dispongono di un più contenuto numero di pezzi per il proprio fabbisogno. I primi clienti dell’Emporio hanno acquistato un po’ di tutto e soprattutto farina, pasta, riso, latte, prodotti per l’infanzia, olio, scatolette di tonno e pane. Ma i biscotti vanno per la maggiore.

«Siamo un po’ lenti nel sistema di accreditamento col lettore ottico - afferma il responsabile - e per questo ci sono state delle code che contiamo di assottigliare una volta che il meccanismo sarà ben oliato». E la reazione delle persone? «Sono molto contente - conclude Anaclerio -, magari all’inizio un po’ confuse, ma poi prendono mano. Il bello è che anche le parrocchie hanno attivato delle raccolte e di recente si è unito perfino qualche singolo negoziante, che si è offerto di donare la merce in scadenza, piuttosto che gettarla via».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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