«Scope per spazzare l’amianto sulle navi»

Un'immagine storica del cantiere di Monfalcone

Igienista del lavoro depone al maxi processo per i decessi dei cantieirni. Il mancato utilizzo della marinite non cancerogena

Non basta fornire ai lavoratori che vengono a contatto con l’amianto le mascherine protettive, è necessario istruirli sulla pericolosità del minerale, che già alla fine dell’800 era nota dell’amianto. Nonostante ciò si è continuato a usarlo. Interamente dedicata alla deposizione di Stefano Silvestri, igienista del lavoro dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze (Ispo), l’udienza del maxi processo amianto bis che vende imputati gli ex vertici del cantiere navale di Panzano accusati di omicidio colposo per la morte di 49 operai sopraffatti da un tumore ai polmoni che non lascia scampo.

Il dottor Silvestri, teste d’accusa, ha parlato anche dell’assenza dei doppi armadietti, necessari a tenere ben separate le tute dai vestiti ed evitare che le fibre di amianto depositate sugli abiti da lavoro contaminassero poi anche quelli civili, che usciti dallo stabilimento entravano nelle case dei cantierini che già portavano le tute a lavare a moglie e mamme. Non solo. Anche l’uso dell’aspirapolvere, secondo uno studio di fine ’800 citato dal teste, veniva ampiamente prescritto. Invece si è continuato a usare la scopa per spazzare la polvere nelle aree dove veniva utilizzato l’amianto. E la polvere finita a terra tornava nell’aria e veniva respirata.

A un certo punto a Monfalcone sono stati anche spesi molti soldi per realizzare impianti di aspirazione, ma erano per i fumi, ha detto ieri in aula Silvestri, non certo idonei a eliminare anche le polveri. Ma quali erano i posti sulle navi passeggeri in costruzione dove veniva utilizzato l’amianto come coibente? Quali in sostanza erano i luoghi a rischio? Non si sa. Negli archivi, che il teste ha definito come «un deposito di carta», non sono stati trovati gli schemi delle navi relativi agli interventi di isolamento. Non è rimasto dunque che affidarsi ad altri metodi come la lunghezza, la larghezza e l’altezza della nave, alla potenza del motore e ad altri parametri per stabilire quanto più realisticamente possibile - appurato l’uso dell’amianto - gli indici di rischio. Una parte della deposizione è stata poi dedicata alla cosiddetta “marinite”, una sostanza con un potere isolante pari se non superiore a quello dell’amianto, ma che non è cancerogena. Una sostanza costituita da silicato di calcio e altri inerti utilizzata nell’industria come surrogato dell’asbesto. Una réclame della metà del secolo scorso di una compagnia di navigazione pubblicizzava le proprie crociere informando i potenziali clienti che le navi impiegate erano state costruite senza utilizzare amianto e che per questo erano «sicure». Se la marinite fosse stata usata nell’industria al posto dell’amianto, ha concluso Silvestri citando uno studio scientifico, si sarebbero evitate migliaia di morti.

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