Gli esuli a rischio processo per i rimborsi non dovuti

Le masserizie degli esuli al Magazzino 18, in Porto Vecchio

Le autorità slovene potrebbero non solo chiedere la restituzione dei soldi erogati ma anche avviare una causa legale che vedrebbe coinvolti 1.500-1.800 triestini

Per gli esuli istriani residenti a Trieste che hanno chiesto e ottenuto denaro dal governo di Lubiana, come forma a quanto pare non dovuta di risarcimento per i danni subiti dal regime comunista, si profilano seri guai giudiziari. Le autorità slovene, secondo quanto si apprende, oltre a domandare la restituzione dei soldi erogati, potrebbero presto avviare una causa legale per reati riconducibili alla truffa e al falso in atto pubblico.

Scatterebbe così un maxi processo con inevitabili strascichi politici che coinvolgerebbe tra i 1.500 e i 1.800 triestini, tanti quanti hanno intascato i fondi pubblici sloveni nell’ultimo anno e mezzo: migliaia di euro a famiglia, con cifre che in alcuni casi hanno toccato i 20-24mila euro a testa. Per un totale di 700mila euro, stando alle stime. È la polizia d’oltreconfine a indagare in queste settimane.

Il caso è scoppiato dopo le segnalazioni alla Digos partite dal presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota, insospettito da alcuni racconti dei propri associati. Esuli, residenti a Trieste, che erano stati avvicinati da alcuni studi legali di Capodistria, Nova Gorica e Postumia con la promessa di poter beneficiare di una legge di Lubiana (la n. 70 del 2005) che effettivamente consente indennizzi per chi ha vissuto sulla propria pelle le ingiustizie perpetrate nel periodo di Tito.

Gli avvocati si sono serviti anche di badanti e donne di servizio che lavorano, o lavoravano, nelle case di questa gente. Hanno fatto loro da tramite. Tutto si è svolto nel segreto, negli appartamenti e nei bar. I soldi sono effettivamente arrivati a questi 1.500-1.800 triestini con un rapido passaparola che, dopo i primi bonifici autorizzati da Lubiana, ha invogliato chi, da anni, attende invano qualche riconoscimento per il proprio passato.

Ma nei giorni scorsi il ministero della Giustizia sloveno ha seccamente smentito la possibilità per i triestini di beneficiare dei fondi: i risarcimenti sono riservati agli sloveni. Ma già l’11 marzo il direttore generale del dicastero, Andreja Lang, con una lettera personale (protocollo 007-161/2012/41) aveva puntualizzato che, a riguardo, non risultano leggi a Lubiana a favore degli italiani «e una simile legge non è nemmeno in procinto di essere adottata», le sue parole. Si presume che gli avvocati abbiano fatto firmare a questa gente, per la gran parte anziani, documentazione non tradotta in italiano.

Moduli in cui gli esuli avrebbero dichiarato, imprudentemente, la cittadinanza oltreconfine. Forse con autocertificazioni. Di queste carte, al momento, non c’è traccia perché copie, curiosamente, non sono mai state rilasciate. È questo che la Policija sta cercando di appurare nell’indagine che si è aperta nelle ultime settimane, dopo le segnalazioni alla Digos di Trieste: il ruolo degli studi legali, cosa hanno fatto sottoscrivere ed eventuali complicità con la Commissione ministeriale che passa al setaccio le domande. Successive verifiche hanno confermato in buona sostanza tutti i lati oscuri di questa storia: non appena l’Unione degli istriani ha avuto sentore di cosa stava accadendo, ha proposto a cinque esuli di provare a fare domanda di indennizzo alla Commissione, in forma privata, attraverso la modulistica scaricabile via web.

Nulla da fare, richieste respinte: «Non ha diritto», si sono visti rispondere. Di questi, due si sono poi rivolti agli studi legali sloveni che hanno fatto da ponte con la Commissione slovena: nel giro di tre mesi è arrivato il bonifico. Possibile? Una vicenda che sta gettando nell’imbarazzo le rispettive ambasciate che proprio in questi giorni stanno preparando la visita in Slovenia del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Evitare «pericolose polemiche e non riproporre fantasmi del passato», avvertono le sedi diplomatiche in attesa di chiarimenti. Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, sta meditando una denuncia internazionale a Bruxelles attraverso la figura del mediatore europeo.

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