Trieste metropolitana Cosolini sfida la Regione

Il sindaco respinge l’altolà di Panontin: «Un capoluogo forte è un valore per tutti» E poi bacchetta il suo partito invitandolo ad assumere una posizione chiara

La sua maggioranza, seppur in ordine sparso, non apprezza l’ennesimo blitz di Francesco Russo, stavolta sulla città metropolitana? Il suo partito (quello, peraltro, del senatore “crocifisso”) non nasconde l’imbarazzo? E l’assessore regionale Paolo Panontin manifesta un chiaro fastidio?

Roberto Cosolini non ci sta. Difende il suo pensiero da sempre “metropolitano”. E pazienza se gli amici (di partito e del centrosinistra) non gradiscono: «Non capisco le opposizioni alla reintroduzione nello statuto del Friuli Venezia Giulia della possibilità di istituire città metropolitane. Perché privarsi di una mera facoltà di cui il legislatore regionale può poi comunque decidere se avvalersi o meno?» afferma, in un pomeriggio domenicale, il sindaco. E subito dopo: «Sembra quasi che alcuni sentano il bisogno di esorcizzare la parola stessa, tra l’altro al centro di una legge, la cosiddetta Del Rio, che contiene principi di grande riforma economica e sociale, come tali ispiratori di legislazione successiva da parte delle Regioni a statuto speciale». Cosolini, giocando la carta dell’ironia, scomoda persino un rocker: «C’è chi dice no, canta Vasco Rossi, ma in questo caso il dubbio è che qualcuno lo faccia senza sapere di cosa si tratta e qualcuno magari tema un rafforzamento istituzionale del capoluogo non comprendendo ancora, nel 2015, che una forte città capoluogo è un valore per tutto il territorio».

Nel mirino, tanto più dopo le barricate “panontiniane”, finisce anche la Regione “amica” saldamente in mano a Debora Serracchiani: «È vero che nel gennaio 2014 un emendamento discusso e votato in pochi minuti in Consiglio regionale tolse la previsione della città metropolitana dalla riforma dello statuto ma forse sarebbe il caso di dire che quello è stato un blitz». Non solo: «All’assessore regionale voglio ricordare che anche nella discussione sulla recente riforma il tema non è scomparso, ma è stato posto, salvo ritenere difficile che a distanza di pochi mesi il Consiglio si smentisse... E voglio anche ricordare che l’articolo 9 della legge regionale 1/2006, meglio nota come riforma Iacop, è ancora in vigore e si intitola “Città metropolitane”». Pertanto, dopo aver ricordato che «correggere gli errori non è debolezza semmai segno di forza», Cosolini auspica che di città metropolitana «se ne possa e debba ridiscutere seriamente, magari approfondendo principi e contenuti». Non manca un affondo nei confronti del suo titubante Pd: «Ritengo che il mio partito dovrebbe affrontare seriamente il problema, approfondendo i contenuti effettivi, per arrivare a maturare una posizione».

Il sindaco di Trieste non è da solo. Dopo Un’Altra Trieste arrivano in soccorso due ex grillini: Lorenzo Battista e Aris Prodani. Il senatore ricorda che «le modifiche allo statuto del Friuli Venezia Giulia sono all’esame della commissione Affari costituzionali» e che gli emendamenti saranno votati dopo il parere della commissione Bilancio: «Io stesso ho presentato emendamenti volti a inserire la città metropolitana come livello ordinamentale all’interno dello statuto. È anche vero che già la legge regionale 1/2006 prevede all’articolo 9 la città metropolitana e proprio per questo non capisco perché il Consiglio regionale non ne abbia voluto l’inserimento nello Statuto».

Il deputato dà man forte sottolineando che «oggi ci si trova nella paradossale situazione in cui una legge regionale prevede la città metropolitana, mentre lo statuto no». Perché contestare l’emendamento Russo, allora? «Molti consiglieri regionali continuano a dimenticare che, primaria, dovrebbe essere la volontà dei cittadini. Quella volontà che qualche anno fa si espresse con 12.000 firme per la legge di iniziativa popolare per la costituzione della città metropolitana di Trieste... L’ostacolo principale, a quanto mi hanno confidato quasi tutti i politici con cui ho parlato, stava e sta negli equilibri interni ai partiti, spostati verso Udine. Ma Cosolini - conclude Prodani - ha una grande possibilità. Usi la legge regionale 1/2006, organizzi un incontro con i sindaci della provincia dove si chiariscano benefici ed eventuali dubbi. E faccia partire l’iter. Dimostriamo che, se lo si vuole, si riesce a fare squadra».

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