In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Travolti da un insolito tecnodestino

Paolo Gallina, docente di robotica all'Università di Trieste: «Come la chiocciola con il guscio, viviamo in simbiosi con i congegni»

2 minuti di lettura

Siamo come delle chiocciole. Lo sostiene Paolo Gallina, professore di robotica all’Università di Trieste, nel libro L’anima delle macchine (Edizioni Dedalo, 2015). Come la chiocciola se ne va in giro perennemente con il proprio guscio, noi viviamo in simbiosi con la tecnologia, in un rapporto di completa dipendenza: ci portiamo dietro una serie di strumenti, dispositivi e congegni tecnologici che costituiscono un prolungamento del nostro corpo. E non possiamo farne a meno. «Tra noi e la tecnologia è in atto una coevoluzione».

Gallina sostiene questa tesi senza essere né a favore né contro e, con tono colloquiale e attraverso aneddoti curiosi, ci accompagna a riflettere sulle implicazioni dello sviluppo inarrestabile delle innovazioni tecnologiche.

«Da una parte – scrive – occupandomi di robotica, ho una certa familiarità con le macchine. Dall’altra, ho avuto la fortuna di vivere per un paio d’anni in una capanna. Conosco quindi anche il benessere determinato dalla mancanza di tecnologia». Ma siamo arrivati a un punto per cui non possiamo più scrollarci completamente di dosso i traguardi ottenuti grazie alla tecnologia. E continueremo a evolvere portandoci appresso «il guscio di ingranaggi e di elettronica, lungo i binari di un tecnodestino».

La maggior parte delle macchine, secondo l’autore, non è essenziale. Possiamo spegnerle in ogni momento. Ma la loro esistenza e il loro uso ci semplifica la vita. E ci stiamo talmente abituando a usarle che è ormai in corso «un processo di delega cognitiva». In altre parole, sempre più deleghiamo alcune funzioni cognitive alle macchine. Oggi, per esempio, non sappiamo più fare i calcoli a mente perché ci affidiamo alle calcolatrici. Del resto, «far girare la mente costa fatica, concentrarsi è oneroso», per cui non c’è da stupirsi se, avendone la possibilità, ricorriamo alla tecnologia, liberando così la nostra mente per fare altro. Gallina parla di «fossilizzazione cognitiva», riferendosi a questo processo in corso: «le macchine si sostituiscono un po’ alla volta ad alcuni schemi di ragionamento che storicamente sono sempre stati ospitati e custoditi nel nostro cervello». Un processo irreversibile, come quello di fossilizzazione della materia organica. «Personalmente non mi sento un incapace perché non so eseguire complicati conti senza calcolatrice. La mia mente si è arricchita d’altro, ha sviluppato nuovi schemi di pensiero molto più avvincenti dei meccanicismi di base. Non so se tutto ciò sia condannabile o innaturale. Ma so per certo che non c’è alcuna possibilità di arrestare questo fenomeno». Basti pensare al fatto che non custodiamo più nella nostra memoria grandi quantità di dati, perché abbiamo imparato a cercarli all’occorrenza nell’immensa banca dati della rete: una sorta di memoria esterna. Il fenomeno della fossilizzazione cognitiva, secondo l’autore, rafforza la tesi secondo cui il nostro destino, qualunque esso sia, «è un tecnodestino».

Del resto, come sottolinea Giuseppe O. Longo nella prefazione, «una volta adottato, uno strumento entra dentro di noi, ci modifica e ci condiziona: e questo spiega perché la tecnologia susciti paure ed entusiasmi, perché scateni dure battaglie tra conservatori tecnofobici e tecnofili progressisti. In questa battaglia, si capisce bene che Gallina sta con i tecnofili, ma non è inflessibile: da buon ricercatore, di fronte ai problemi valuta i pro e i contro delle varie soluzioni e si sforza di vederne vantaggi e svantaggi».

I commenti dei lettori