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Il Novecento goriziano è di casa in Senato

Il presidente Pietro Grasso ha inaugurato la mostra "Il secolo lungo" approdata dal capoluogo isontino a Roma. "Il dovere della memoria è un lavoro quotidiano che non dobbiamo mai tralasciare"

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Il presidente del Senato Pietro Grasso 

«È nostro dovere come Istituzioni, ma prima ancora come cittadini e come uomini, quello di coltivare la memoria per capire il presente, per costruire il futuro, un futuro senza violenza, razzismo, odio, intolleranza». Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso in occasione dell'inaugurazione della mostra fotografica «Il secolo lungo. Un itinerario fotografico nel Novecento goriziano» visitabile nella biblioteca del Senato.

Grasso ha poi parlato di «dovere della memoria: un lavoro quotidiano che non dobbiamo mai tralasciare». «Spesso è faticoso, - detto - richiede pazienza e dedizione, ma è doveroso nei confronti di chi ci ha preceduto ed essenziale per il futuro delle nuove generazioni».

Dopo l'annessione al Regno d'Italia e «la ricostruzione di una città distrutta», come ha ricordato Grasso, seguono «gli anni del fascismo, dell'italianizzazione forzata della comunità slovena e poi, di nuovo, la catastrofe della seconda guerra mondiale con nuovi orrori e distruzioni. Nell'inverno del 1943 l'intera comunità ebraica goriziana è deportata ad Auschwitz». Nel maggio del 1945 l'occupazione dell'esercito jugoslavo e il tragico periodo delle foibe.

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«Le immagini della mostra - ha sottolineato il presidente - ci ricordano quegli orrori». E poi Grasso, ripercorrendo le immagini della mostra ha ricordato anche «la divisione della città, la costruzione di Nova Gorica, le manifestazioni in piazza e la partecipazione alla vita politica». «Seguiranno gli accordi di Udine del 1955 e di Osimo del 1975. - ha aggiunto - Gorizia assumerà l'importante ruolo di apripista nel dialogo transfrontaliero e di città-ponte per superare le barriere del confine»

«La storia degli ultimi decenni ha senz'altro contribuito, con l'avanzare del processo di integrazione europea, a ricucire le ferite e a spegnere gli odi nazionali, anche nel quadrante orientale. La Slovenia e la Croazia sono entrate a far parte dell'Unione europea e le nuove generazioni slovene, croate e italiane si riconoscono in una comune appartenenza che arricchisce le rispettive identità nazionali» ha concluso Grasso.

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