Amianto-choc: in sei anni 988 casi

Operai impegnati nella rimozione di manufatti di amianto da un tetto

I numeri della strage registrata nell’Isontino nel dossier della Procura di Gorizia: nel conto anche persone ancora in vita ma con gravi lesioni. Record di decessi tra gli ex cantierini

GORIZIA. Dall’ottobre del 2009 al 31 marzo scorso la Procura della Repubblica di Gorizia ha trattato 988 procedimenti per decessi e lesioni derivate dall’esposizione di lavoratori all’amianto. È quanto riporta il dossier messo a punto dalla stessa Procura per fare il punto della situazione.

Una strage. È la strage più devastante che abbia colpito il territorio provinciale. Una strage che assume connotati ancora più impressionanti se si considerano i lavoratori morti a causa dell’amianto in epoca precedente agli accertamenti giudiziari.

Dei 988 procedimenti presi in esame dalla Procura si può stimare che l’80 per cento siano relativi a persone decedute, per la gran parte a causa del mesotelioma. Nei 988 ci sono anche molti lavoratori aggrediti da placche pleuriche, la cui posizione è stata però stralciata per l’impossibilità della Procura, composta oggi da due sole pm, di fronteggiare l’intero esercito delle vittime dell’amianto. La stragrande maggioranza dei procedimenti riguarda ex lavoratori del cantiere navale di Monfalcone. Compaiono anche un dipendente di un’azienda di impianti termoidraulici, otto dell’Ansaldo, tre dell’Enel, due del Cotonificio triestino (Ronchi), tre delle Ferrovie dello Stato, 350 di ditte che hanno lavorato per l’Italcantieri. Non compaiono in questo elenco, purtroppo, almeno una ventina di dipendenti dell’ex Cotonificio di Gorizia. Decedute sicuramente a causa dell’amianto.

All’indicazione del numero di 988 casi si è giunti grazie a un protocollo d’intesa messo a regime da alcuni anni tra Procura e Azienda sanitaria. In base a tale accordo alla Procura vengono trasmessi automaticamente dal Servizio di Anatomia patologica gli esiti delle autopsie - fonti primarie di prova nei processi - su persone che sicuramente sono state esposte all’amianto. Un ruolo sempre più importante lo stanno fornendo i medici di base, utili soprattutto a ricostruire la storia sanitaria del lavoratore.

A questo punto sorge un interrogativo che coinvolge il mondo della politica. Da un paio di mesi, com’è noto, l’Azienda sanitaria isontina ha allargato il suo confine ai territori della Bassa friulana, mutuando appunto la denominazione in Ass Bassa friulana-isontina. Ma a tale processo non è seguito l’allargamento agli ospedali di Palmanova e di Latisana del protocollo di collaborazione tra Procura e ospedali di Gorizia e di Monfalcone. Nel corso dei decenni sono state centinaia i lavoratori della Bassa friulana impiegati in cantiere. Sicché è presumibile pensare che anche negli ospedali della Bassa si registrino decessi dovuti all’amianto. Se si potesse riunire in unico filone tutte queste morti si avrebbe un quadro ancora più pesante ma completo. Di qui la necessità di procedere all’estensione del circondario del Tribunale di Gorizia in modo che i confini si sovrappongano a quelli dell’Ass Bassa-isontina.

È questa la carta per potenziare il Tribunale e la Procura della Repubblica di Gorizia. Non è accettabile che in una zona dove ci sono state così tante vittime del lavoro ci siano solo due giudici penali e due sole pm. Dei procedimenti iscritti nel 2013, 2014 e 2015 la gran parte riguarda vittime del mesotelioma. Altre patologie sono i tumori polmonari, asbestosi e altre patologie.

Ancora numeri per ragionare sull’entità del problema: il primo maxi processo significa 94 udienze, la deposizione di 538 testi (453 del pm, 85 delle difese) e l’audizione di 19 consulenti tecnici (16 del pm, 3 delle difese).

Il 19 maggio comincia il processo amianto-ter: 44 parti offese (quasi tutti morti) e 13 imputati. L’accusa sarà ancora sostenuta dal pm Valentina Bossi - ormai un’esperta della materia - mentre ci sarà il terzo giudice in tre processi: Trotta nel primo, Russo, in partenza, nel secondo, Clocchiatti nel terzo. Con questi numeri Gorizia non ha da chiedere ma deve pretendere il potenziamento del Tribunale.

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