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Una sola pattuglia a vigilare sui confini

Esplode la rabbia dei sindacati per il trasferimento all’Expò degli agenti della Polizia di frontiera

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Soltanto una pattuglia della Polizia di frontiera a vigilare sui confini di Trieste. Si abbassa la guardia su quello che è sempre stato considerato uno dei confini più a rischio del Paese. E si abbassa per decisione dei vertici del Dipartimento della polizia. Motivo: i poliziotti servono per l’Expo. E quindi, con le vetture che servivano per i controlli di retrovalico, vanno aggregati in turni di quindici giorni a Milano.

A disporre i trasferimenti temporanei di almeno il 25 per cento degli agenti della Polizia di frontiera sono state due circolari: la prima del prefetto Giovanni Pinto, capo della Direzione generale dell’immigrazione, la seconda del capo della Polizia Alessandro Pansa. All’Expo - secondo gli ordini di Roma - andrà numericamente il 25 per cento degli agenti (in tutto una quarantina per turno) ma di fatto nei servizi a Milano sarà impiegato il 60% dei poliziotti che pattugliano le strade del Carso. Gli altri, quelli degli uffici, non sono abilitati a questo tipo di servizio “on the road”.

I conti sono presto fatti. Da quattro pattuglie, quando va bene e nessuno si ammala o va in ferie, si passerà a una. Qualche anno fa, quando era stato istituito il servizio di retrovalico, venivano impiegate nell’arco dell’intera giornata una trentina di pattuglie che percorrevano costantemente le strade in prossimità del confine. Uno spiegamento di forze che ha reso il Carso una delle aree più sicure del Paese con un rapporto altissimo tra abitanti e agenti impiegati.

Questo cambiamento - che riguarda anche la provincia di Gorizia e quella di Udine - ha scatenato la protesta delle organizzazioni sindacali. «Si sguarniscono i confini rendendoli un colabrodo proprio in occasione di un evento così importante che favorisce sicuramente le attenzioni di gruppi terroristici» dichiara il segretario provinciale del Sap Lorenzo Tamaro. E aggiunge: «La sicurezza sarà forse rafforzata all’Expo, a discapito però di quella del nostro territorio. Questo succede in un momento storico dove la minaccia del terrorismo è alle nostre porte, sui nostri confini. Non possiamo e non dobbiamo aspettare che succedano fatti eclatanti prima di iniziare a pensare che la sicurezza dei cittadini va tutelata».

Interviene duramente anche Roberto Declich, segretario generale regionale del Siulp: «Il confine nordorientale è storicamente interessato da un flusso intensissimo di immigrati irregolari. La rotta balcanica rappresenta la principale direttrice d’ingresso terrestre nel nostro Paese, in alternativa alla rotta marittima che investe le nostre coste meridionali». Poi accenna a un paradosso riguardante proprio la bontà dei servizi destinati al contrasto del fenomeno dell’immigrazione clandestina che «è stata certificata anche dalla relazione del presidente della Corte d’appello in occasione dell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario. Delich, infatti, rileva che «proprio in occasione dell’Expo, evento che porrà la nostra nazione al centro dell’attenzione internazionale, i controlli verranno pesantemente ridimensionati, se non completamente soppressi, per mancanza di personale».

E pensare che nel 2008 erano state attivate, proprio per la zona del Carso, le cosiddette pattuglie di “retrovalico”. In quell’occasione erano nati due supercommissariati della Polizia di frontiera. Obiettivo era stato quello di presidiare il Carso. Gli agenti (circa 150 in tutto) erano quelli che conoscevano meglio di tutti la zona perché avevano lavorato ai valichi poi soppressi con l’apertura dei confini. Le sedi erano nelle caserme di Fernetti e Rabuiese. Da allora ogni giorno quattro pattuglie hanno perlustrato la zona. Ora non succederà più. Perlustreranno la zona di Rho e quella di Pero, vicino a Milano, dove tra meno di un mese aprirà l’Expo.(c.b.)

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