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Riforma delle Ater, sindacati in rivolta

Monito alla Regione: «Inaccettabili i tagli alle indennità dei dipendenti. Vogliono risparmiare? Mandino a casa i dirigenti»

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La sede dell'Ater triestina 

«Non accetteremo una riforma che taglia le indennità dei dipendenti. Inizino a mandare a casa i dirigenti». Il più duro è Massimo Bevilacqua, segretario regionale della funzione pubblica Cisl, già sulle barricate per i contenuti del Piano di convergenza delle Ater varato dalla giunta su proposta di Mariagrazia Santoro, quello che, tra l’altro, prevede la stretta sui trattamenti accessori, dall’indennità di mensa ai premi produttività.

L’impressione è che la trattativa per digerirlo sarà lunga, con l’aggiunto di un problema di non poco conto stando a ciò che sta accadendo per l’accesso ad altre misure socio-assistenziali: pure per l’edilizia sovvenzionata, da quest’anno, si dovrà fare i conti con il nuovo Isee e i Caf dei sindacati, è noto, si trovano già la coda allo sportello.
Troppe sperequazioni nei costi del personale delle cinque aziende, si legge nel Piano. Sono molto più alti a Gorizia che non a Trieste, con Udine a metà strada.

La spiegazione l’ha data Monica Pase, amministratore unico a Pordenone e coordinatrice delle cinque aziende Fvg: a Gorizia incide una più alta presenza di dirigenti. Se il sito dell’Ater isontina non dà conferme, Bevilacqua fornisce i dati. La percentuale più alta dell’incidenza delle posizioni apicali sui costi totali del personale è in Alto Friuli (37,5%), ma quella di Tolmezzo è un’azienda che gestisce poco più di un migliaio di immobili.

Più significativo, rileva la Cisl, il 31,1% di Gorizia, contro il 25,5% dell’Ater Pordenone, il 21,8% di Udine e il 21,1% di Trieste. Una fotografia secondo Bevilacqua non accettabile: «Il dirigente guadagna 130mila euro, il “soldato semplice” 30mila, non si possono fare gli stessi ragionamenti». I sindacati, un mese fa, hanno chiesto la testa di Domenico Degano, il direttore di Gorizia sotto accusa per aver disdettato vari accordi pregressi. Ma la prospettiva è generale: «Ben vengano regole uguali per tutti - insiste Bevilacqua -, ma una razionalizzazione coerente dei costi non può che iniziare dai vertici, prevedendo comunque la riqualificazione dei dipendenti che si ritrovino senza compiti una volta accorpati gli uffici».

Perplessità anche sui previsti interventi del Piano in materia di salario accessorio. La Regione, a quanto pare, intende equiparare il trattamento economico e normativo, tema su cui un anno fa era intervenuto il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini denunciando come i premi di produzione concessi a Trieste (7.200 euro, solo la metà erogati in base al merito) fossero non poco superiori a quelli di Gorizia (5.000), Udine e Pordenone (4.200) e Alto Friuli (2.400, il 100% in base al merito).

«La stretta sui premi è una loro ipotesi di lavoro - commenta Roberto Boezio, della Cgil Fp, che proprio ieri si è riunita per fare il punto della situazione -, ne discuteremo al tavolo. Anche la controparte dovrà ascoltare le nostre ragioni, quelle che respingono sin d’ora una riforma che considera il personale il male delle Ater e cala dall’alto interventi unilaterali». Le differenze sui premi? «Anche quel tema entrerà in trattativa - prosegue Boezio avvertendo peraltro che nelle Ater, ente pubblico-economico, il contratto non è in senso stretto di diritto pubblico -. Tutto dipende peraltro da quanto l’ente è disposto a mettere come montepremi. La riduzione del premio in Alto Friuli è conseguenza di una riduzione, non soggetta a contrattazione, decisa da quell’Ater».

Sullo sfondo, ma nemmeno tanto, la questione Isee. Per completare la transizione dall’affitto medio a quello “congruo” (anche in questo caso l’assessorato Santoro punta su principi di equilibrio), le condizioni economiche dei potenziali beneficiari verranno accertate da quest'anno con il parametro Isee, mentre sin qui si è usato l’Irpef. «Visto quello che sta accadendo nei Caf, con circa 50mila pratiche che rischiano di restare inevase - osserva Orietta Olivo, della segreteria regionale Cgil -, non possiamo non essere preoccupati per altre migliaia di persone che si metteranno in fila».
 

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