I relitti in fondo al mare di Grado risorsa per tutta la regione

Dalle navi romane ai resti del brick Mercure affondato nel 1812 fino all’aereo B-24 la storia delle nostre terre dovrebbe essere valorizzata in un museo

I fondali del mare antistante all'Isola del Sole non smettono mai di stupire: dopo i ritrovamenti della "Julia Felix" e della "Mercure", ecco il relitto di un'altra nave, risalente ad un periodo ancora precedente; per non parlare poi del bombardiere statunitense che ha cominciato a restituire resti dell'equipaggio.

La "Julia Felix" era una nave romana del III secolo d.C. che trasportava vetro e spezie destinati robabilmente alla vicina Aquileia, al tempo importante scalo commerciale dell'Impero. Venne portata in superficie nel 1999 e attualmente è ospitata nel Museo Nazionale dell'Archeologia Subacquea di Grado. Il relitto, uno dei meglio conservati finora trovati nei nostri mari, è una miniera di informazioni relative alla tecnologia antica, alla rete commerciale e alla storia economica. Nel 2001 è stata scoperto il "Mercure", la più antica tra le navi recanti la bandiera tricolore finora rinvenute; venne affondata la notte del 22 febbraio 1812 nella cosiddetta Battaglia di Grado, nella quale persero la vita circa 400 uomini, sotto i colpi di una esplosione che centrò il deposito munizioni. In tempi più recenti, una terza nave è stata rinvenuta al largo della spiaggia: si tratta della cosiddetta "Grado 2", antenata della "Julia Felix". Risalente al III secolo a.C., si tratta di un relitto sul quale non si possono ancora fare ipotesi relativamente alla sua provenienza e destinazione; quel che è certo è che è più antico delle testimonianze della romanizzazione di Aquileia. Lo scafo si trova completamente sotto la sabbia e perciò risulta difficile stabilirne le dimensioni, ma una cosa è certa: la nave non verrà recuperata. Attorno ad essa verranno posizionate particolari tabelle con didascalie subacquee.

Quando si pensava che la laguna non avesse più segreti, ecco, nel 2003, ricomparire la storia del relitto del bombardiere "Consolidated B24 Liberator" (scoperto negli anni Ottanta), che giace a 15 metri di profondità. Il velivolo venne colpito dalla contraerea tedesca durante un'incursione sui cieli di Bressanone, ma riuscì ad arrivare fino al Golfo di Trieste. Tentato un disperato ammaraggio, l'aereo s'inabissò il 30 gennaio 1944, spezzandosi in due parti.

Nessuno degli undici componenti dell'equipaggio sopravvisse. In tempi successivi sono stati rinvenuti dai pescatori i resti di quattro membri avvolti nella seta del paracadute, ma molto distanti dal punto dell'affondamento. Il 18 agosto 2013 è spuntato accanto al relitto un teschio, con molta probabilità appartenente ad uno di loro; è stato ritrovato da Giuliano Felluga, subacqueo coordinatore dei volontari della Protezione Civile di Grado. Non si è ancora del tutto sicuri che il cranio appartenga a un componente dell'equipaggio, e finché non si avranno delle certezze, i sette membri mancanti rimangono Missing in action, cioè dispersi. Non essendo l'unico caso di aereo precipitato in questa zona durante la guerra, il Comune di Grado ha deciso di dedicare un monumento a perenne ricordo dei Caduti dell'aria, la cui targa presenta un'iscrizione in tre lingue. Il monumento, collocato il 7 luglio 2005 alle spalle del palazzo comunale, è stato realizzato con i resti dell'elica del B24 precipitato.

Questi ritrovamenti, utili per conoscere meglio alcuni aspetti del passato, potrebbero rivelarsi una risorsa importante anche per il futuro dell'Isola del Sole: il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea potrebbe diventare un luogo ideale per attirare i visitatori che vogliono conoscere la storia più antica e anche più recente dell'isola ma anche dell'alto Adriatico, mentre un sito sommerso collegato al museo darebbe sviluppo a quel turismo archeologico subacqueo che si sta diffondendo sempre più in molte parti d'Italia e che potrebbe costituire anche in questa regione una straordinaria opportunità di sviluppo.

Carlotta Raise

III A Liceo Scientifico

“Duca degli Abruzzi”

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