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Dubbi, paure e scaramanzie dei “decani” di Ponterosso

Viaggio tra gli ambulanti del mercato alla vigilia del trasloco delle bancarelle. «Come ci ripareremo dalla Bora e dal sole?». E c’è chi si affida a Sant’Antonio

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Una venditrice di piazza Ponterosso (Foto Lasorte) 

Un salto nel buio. Una situazione complicata che va affrontata giorno dopo giorno. Senza troppe certezze e garanzie per il futuro. Un futuro tutto da scrivere. A una settimana dal preannunciato cambio di sede, dovuto alla riqualificazione all'area del Borgo Teresiano, i venditori ambulanti dello storico mercato di Ponterosso si preparano all'imminente trasloco nella vicina piazza Sant'Antonio e non nascondono timori e preoccupazioni per un cambiamento, sia pur temporaneo, che presenta incertezze ed insidie.

Una foto storica delle "venderigole" di Ponterosso 

«Intanto vediamo se ci sposteremo martedì prossimo o se ci saranno ulteriori slittamenti, visto che fino a qualche giorno fa sembrava dovessimo traslocare già questa settimana - afferma Sandra, da quasi 30 anni alla guida del banchetto di verdura -. I problemi sono molti e riguardano soprattutto la logistica: capire cioè come dovremo legare le nostre strutture, che sono particolarmente vetuste, quando soffierà la Bora, oppure come difenderci dal sole, che su quel lato picchia forte fin dal primo mattino. E poi al di là delle incognite legate al meteo, non sappiamo ancora dove si potranno posizionare i vari mezzi di trasporto e quali spazi avremo a disposizione nel nuovo dislocamento, che poggia su una pavimentazione sconnessa. Insomma è ancora un rebus tutto da decifrare. Certamente se i lavori fossero stati eseguiti in due tranche sarebbe stato tutto più semplice e si sarebbe evitato uno spostamento così lungo e complesso».

E inevitabilmente il pensiero corre ai tempi passati: dal trasloco del mercato sull'altro lato della piazza avvenuto qualche anno fa a causa dei lavori ai sottoservizi, per arrivare ai continui adeguamenti alle normative contenute nei diversi regolamenti comunali che si sono succeduti nel tempo. «In tutti questi anni le diverse amministrazioni non sono mai state capaci di mettersi nei nostri panni e di adeguare questa struttura al passo con i tempi - spiega Wanda, da vent'anni al timone del banco fiori -. È evidente che questo mercato non può più essere quello di una volta: servono delle coperture e delle protezioni mirate che ci permettano di lavorare con maggior serenità. Basterebbe un po' di buon senso da parte delle istituzioni, che dovrebbero capire quali sono i reali problemi di chi ogni giorno si trova a lavorare sul campo».

Ma negli anni a cambiare è stata anche la clientela del mercato. «Non esiste un ricambio generazionale - aggiunge Sandra -. Noi ci affidiamo tuttora ai clienti storici, mentre i giovani si vedono poco. Al massimo, il sabato arrivano le famiglie, ma, anche a causa della crisi, è sempre più difficile trovare gente di passaggio».

Licia porta avanti l’attività di famiglia che continua da ben tre generazioni. «Iniziamo col dire che questa soluzione rappresenta in ogni caso il male minore rispetto alle altre alternative che ci erano state proposte: vale a dire piazza Vittorio Veneto e lungo il Canale - dichiara -. Stiamo però vivendo un momento difficile e questo cambiamento diventa un ulteriore ostacolo da superare. Dobbiamo vivere alla giornata, ma è chiaro che, di fatto, è come se dovessimo ricominciare da zero». Tra la ventina di venditori ambulanti, c’è anche l’apicoltore di Cividale del Friuli Gigi Nardini, volto conosciuto come sosia ufficiale di Luciano Pavarotti. «La preoccupazione principale riguarda la nuova sistemazione delle bancarelle, che rischia di essere penalizzante nella percezione dei clienti che dovranno a loro volta abituarsi al cambiamento - racconta -. Devo dire però che da parte del Comune c'è stata la massima disponibilità nei nostri confronti, mentre la risposta dei triestini per i nostri prodotti, è stata, fino ad oggi, ben superiore alle attese, alla faccia delle rivalità legate al campanile».

Carmelo, detto “Pirilla”, guida la bancarella della Cooperativa siciliana di Catania, che espone frutta e verdura. «Ogni spostamento racchiude una componente di rischio - afferma -. Ed è naturale che tutto ciò venga vissuto con ansia e preoccupazione. Ma dobbiamo metterci anche un pizzico di filosofia: visto che il mercato avrà come sede una piazza dedicata a Sant’Antonio, che ha sempre aiutato le persone povere e in difficoltà, dobbiamo sperare che il Santo ascolti le nostre preghiere e accolga le nostre speranze».

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