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Carinzia al collasso: debito pubblico alle stelle

Nessuno può rimborsare le obbligazioni di Hypo Bank, dal valore di 10,2 miliardi. Il governo del Land ha chiesto aiuto a Vienna

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La sede centrale dell'Hypo Group Alpe Adria di Klagenfurt 

Alle volte può bastare la dichiarazione improvvida di un ministro per scatenare una tempesta. Il downgrade del Land Carinzia e la prospettiva di un suo fallimento, con tutti gli scenari apocalittici - e, a dire il vero, anche un po' fantascientifici - di “un nuovo caso Lehman”, di “una Grecia nel cuore dell’Europa” o addirittura di un effetto domino che potrebbe coinvolgere l’intero continente, ebbene tutto questo nasce dalla dichiarazione del ministro delle finanze austriache Hans Jörg Schelling, che lo Stato non avrebbe più risposto delle garanzie prestate da Klagenfurt ai creditori di Hypo Bank. In altre parole, il Land Carinzia d’ora in avanti si sarebbe dovuto arrangiare da solo a onorare l’impegno assunto con una parte dei creditori dell’ex holding bancaria, garantendo obbligazioni fino a un ammontare di 10,2 miliardi di euro. Non occorre essere esperti di finanza per capire cosa ciò significhi.

La Carinzia ha un bilancio annuale di 2,3 miliardi, su cui grava un debito di 3,2 miliardi. Si trova già in difficoltà a gestire le proprie finanze, per pensare ad altro. Come potrebbe soddisfare gli obbligazionisti di Hypo Bank, i cui titoli giungono a scadenza e che lo Stato non vuol più rimborsare? Non può farlo. Non ne ha i mezzi. Il fallimento sarebbe una conseguenza inevitabile. Ma questa è una “terra incognita”, dove si sa come si entra, ma non si sa come si esce. Non lo sanno nemmeno gli addetti ai lavori, perché non ci sono precedenti di un Land fallito e i casi analoghi che spesso si citano in queste circostanze riguardano altri Paesi lontani, con sistemi costituzionali completamente differenti, che qui non fanno testo. È questa incertezza che deve aver indotto Moody's qualche giorno fa a declassare il rating della Carinzia addirittura di 4 gradini in un colpo solo, da A2 a Baa3.

Il che significa che il Land, indebitato fino al collo, per procurarsi altri soldi dovrà pagarli a interessi più elevati. Gli servono immediatamente 30 milioni per finanziare la Kabeg (la società di gestione degli ospedali del Land). Ma a fine giugno ne avrà bisogno di altri 100 e di altri 100 ancora entro la fine dell’anno. Siamo allo stato di emergenza, che ha indotto ieri il governo del Land a chiedere aiuto allo Stato. Lo ha fatto in ginocchio, con una delibera approvata all’unanimità dai rappresentanti di maggioranza e di opposizione, come si fa soltanto in caso di catastrofi naturali o di guerra. La richiesta non è di soldi - che il ministro delle finanze, come abbiamo visto, non intende più dare - ma di accesso al finanziamento attraverso l’apposita agenzia federale (Öbfa), per ottenere il denaro a tassi più favorevoli, che con il rating Baa3 sarebbero impensabili.

All’orizzonte resta, naturalmente, lo spettro del fallimento. Quali conseguenze potrebbe avere? Su quale patrimonio potrebbero avvalersi i creditori? Occorre uno sforzo di immaginazione per trovare una risposta: chi è interessato ad acquistare ospedali, scuole, camion spargisale, le sedi degli uffici del Land? Certo, qualcuno potrebbe farlo e poi riaffittare gli immobili al Land, per consentirgli di operare. Ma come farebbe il Land a pagare l’affitto, se già ora ha appena le risorse sufficienti per l’ordinaria amministrazione? Siamo in presenza di un periodo ipotetico dell’irrealtà, ma con cui ci si deve confrontare e che probabilmente, alla fine del percorso, ha un solo obiettivo: ridurre le pretese degli obbligazionisti e degli altri creditori a una parte soltanto del loro credito, come accade normalmente in tutte le procedure concorsuali. Se questo è lo scopo, allora l’uscita del ministro Schelling dell’altro giorno non appare più tanto improvvida e i contribuenti austriaci dovranno essergliene grati, perché farebbe risparmiare loro alcuni miliardi. E il rischio Grecia? e l’effetto domino sul sistema finanziario europeo?

Forse la tempesta scatenata dal ministro è solo in un bicchier d'acqua. Gli obbligazionisti esposti con Hypo Bank sono per lo più banche, fondi, compagnie di assicurazione, esposti per miliardi in prestiti più o meno performanti nell'Est Europa. Non saranno i crediti verso Hypo Bank che determineranno la reazione a catena.

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