La bora spinge mille gru alla Cona

Le gru all'Isola della Cona (Foto di Matteo De Luca)

L’attesa migrazione pre-riproduttiva diventa eccezione per il forte vento e la ricerca di cibo

STARANZANO. L’avvistamento è di quelli eccezionali. Un migliaio di gru sono arrivate da alcuni giorni all’Isola della Cona, “costrette” dalla bora a ripararsi in questa oasi felice. L’evento non è passato inosservato tra gli appassionati, consolidando ancora di più le credenziali positive della Riserva naturale regionale della Foce dell’Isonzo.

L’arrivo delle gru è legato a un intenso passaggio, dovuto alla migrazione pre-riproduttiva di numerosi stormi sul territorio regionale, ha registrato il massimo coinvolgimento degli ornitologi della Stazione biologica dell’Isola della Cona. «Il fenomeno era in parte preannunciato – spiega il direttore della Sbic, Fabio Perco - perché dipendente dal recente notevole incremento della specie a livello europeo, che ha interessato particolarmente l’area costiera e la bassa pianura, con direzione prevalente di rotta, nord est. In parte ostacolati dalla bora, moltissimi stormi sono stati osservati un poco ovunque nelle zone lagunari del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, ma anche sul Carso e nelle zone collinari al confine con la Slovenia». E aggiunge: «Sono migliaia di soggetti che, muovendosi nell’aria in stormi compatti e dalla mutevole geometria, fanno prevalere la caratteristica formazione a “V”. Una parte ha sostato nei luoghi adatti, come il nostro, per trascorrere la notte, perché rallentati dai notevoli “refoli”, che hanno superato i 100 chilometri all’ora, oppure attratti dalla presenza di ambienti favorevoli e dall’assenza di disturbo. Molti osservatori – sottolinea Perco - hanno notato la presenza degli stormi anche per il notevole fragore dei loro richiami, tipicamente “onomatopeici”, in quanto per mantenere il contatto sembrano emettere continuamente il nome che contraddistingue la loro specie».

La specie è appunto la “Gru” o “Gru cenerina” (nome scientifico: Grus grus), un trampoliere di notevoli dimensioni e dalle ampie ali (oltre due metri di apertura), che può raggiungere la lunghezza, se misurato dalla coda alla punta del becco, di 120 centimetri, ma che appare ben più grande e maestoso quando procede sul terreno, a causa della notevole lunghezza delle zampe. I volatili sono considerati come pittoreschi ed eleganti animali che nidificavano anche nelle aree palustri in Italia. «Anticamente la gru doveva essere assai diffusa – dice Perco - ma di recente in Italia si era drasticamente ridotta, persino estinguendosi a livello riproduttivo. Non a caso le ultime, che tipicamente migrano dalle zone attuali di riproduzione nordiche verso l’Africa, erano nidificanti nei dintorni degli abitati di “Gruaro” e “Portogruaro”. Le misure di tutela imposte dalla normativa europea hanno dato invece un effetto positivo. Non a caso, una delle zone maggiormente vocate ad ospitare nuovamente le gru, è l’Isola della Cona dove nell’inverno 2009 uno stormo di circa 50 esemplari, tra i quali uno marcato da pulcino nel nido in Estonia, ha sostato per quasi tre mesi». Ora la presenza della specie si fa nuovamente notare e molte centinaia di soggetti hanno adottato per un periodo di tempo limitato, le aree marine della Riserva per sostare, alimentarsi e pernottare in condizioni di sicurezza.

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