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I cittadini perdono la guerra dell’antenna

Il Tar “assolve” il Comune di Muggia e boccia i ricorsi di undici residenti di Santa Barbara contro il traliccio radiofonico

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MUGGIA. Il posizionamento del traliccio radiofonico sul Monte Castellier è legittimo. Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha bocciato i due ricorsi (poi unificati) avanzati contro il Comune di Muggia da parte di 11 residenti di Santa Barbara che chiedevano l'annullamento dell'autorizzazione per la costruzione della stazione radio posta sull'altura muggesana.

Edoardo Ciacchi, Rossana Spettich, Alfonso Buonocore, Silvio Burolo, Doris Bellen, Donatella Di Candia, Luciana Sialino, Federica Mercandel, Louis Torelli, Giuliano Tull ed Ezio Vuck, rappresentati dagli avvocati Elena Coppola e Roberto Scirocco, hanno dunque incassato un secco “no” del Tar che ha in sostanza confermato la piena legittimità di tutti gli atti amministrativi intrapresi dal Comune. Sotto accusa dei residenti, oltre alla legittimità dell'autorizzazione per l'erezione dell'antenna, la delocalizzazione delle antenne dal sito di Chiampore che di fatto ha comportato lo spostamento del traliccio sul Monte Castellier in un perimetro in cui vi sono «tre case di abitazione oltre che piccoli fabbricati rurali a servizio della coltivazione agricola, arnie di api... un sito archeologico, il serbatoio dell’acquedotto e il confine sloveno», ponendo anche il dubbio del «possibile sovrastamento delle comunicazioni della vicina repubblica». In secondo luogo, poi, l’importante tema sollevato sul piano della salute, ove i ricorrenti hanno contestato «i rilevanti rischi per la salute derivanti da campi elettromagnetici» e, non da meno, quello archeologico ove, a loro dire, «illegittimamente si trascura di dare qualsiasi rilievo al sito archeologico del castelliere che dà il nome alla località». Contestato anche un «eccesso di potere per violazione delle attribuzioni della Soprintendenza ai Beni archeologici», avendo il Comune, una volta rinvenuti altri reperti nell’area archeologica, raggiunto un accordo procedimentale urgente con quest’ultima.

I ricorsi sono stati dichiarati dal Tar in parte inammissibili e in parte sono stati rigettati. Sul punto più importante, il danno alla salute dei residenti, il Tar aveva disposto l’istruttorio da parte di Comune di Muggia e Arpa. La risposta di quest’ultima è stata chiara: «Non si sono rinvenute emissioni superiori al limite di 6 v/m, il sito dell’antenna è risultato schermato con due recinzioni, mentre in zona Nord non sussistono abitazioni (quindi tanto meno vi sono quelle dei ricorrenti) in quanto con la variante urbanistica tale zona ha destinazione agricola e opportuna segnaletica avverte di non entrarvi per pericolo di radiazioni elettromagnetiche». Sui ventilati sforamenti non appare neppure fondata «la censura in ordine alla compatibilità dell’impianto con la collocazione prossima al confine sloveno e alle conseguenti osservazioni dell’Ispettorato territoriale per il Fvg del Ministero per lo sviluppo economico». Sulla delocalizzazione da Chiampore delle antenne abusive, il Tar ha dato ragione al Comune: «Nessun dubbio ha ragione di essere sulla necessità di trasferire l’impianto dalla località di Chiampore. Ivi sono stati rilevati dall’Arpa diversi impianti con emissioni al di fuori della norma onde vi era l’obbligo di trasferirli per ragioni legate alla normativa nazionale e di ricollocarli, dopo averne ridotto a legittimità le emissioni, in zona acconcia, quale quella di Monte Castellier di cui è stata, allo scopo, variata la destinazione urbanistica». Ma non solo. Per il Tar «il procedimento impugnato è quindi un episodio di risanamento del sito notoriamente inquinato da emissioni al di fuori della norma di Chiampore, dove non potevano rimanere, senza che si debbano temere rimostranze dalla Repubblica di Slovenia, che non sussistono e sono tutte da dimostrare, nei confronti di una trasmittente a norma». Infine il Tar ha giudicato inammissibile che i ricorrenti si occupino di ciò di cui è «competente la Sovrintendenza», ossia della tutela del sito archeologico.

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