La grande avanzata renziana in Fvg

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi

In un anno il “ciclone Matteo” ha cambiato a fondo la geografia regionale del Pd. Quasi tutti ormai stanno con il premier. E Belci “provoca” Serracchiani

A Roma li chiamano i renziani “ortodossi”, i fedelissimi del premier. La regia è nelle mani di Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, e Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Sono l’ultima insegna di un Pd in cui si sta ridisegnando la geografia interna. Una geografia molto «mobile», osserva Ettore Rosato.
Proprio come in Friuli Venezia Giulia, dove le correnti sono effetto attutito della mappa nazionale del partito. Quasi tutti con Matteo Renzi, nelle ore in cui il premier festeggia il primo anno di governo, questo è certo. In qualche modo anche i bersaniani. Quelli che, definizione di Carlo Pegorer, «non si riconoscono fino in fondo nella gestione renziana».
Altrettanto certo è che le sfumature sono diverse. Pure in regione i democratici si collocano in vari schieramenti, dipende dalla loro storia, ma soprattutto da quanto rapidamente sono saliti, per convinzione o opportunità, sul carro del sindaco di Firenze, il “rottamatore”. Chi l’ha fatto prima che Renzi scalasse come fosse una discesa la strada verso Palazzo Chigi ha il diritto acquisito di dirsi renziano doc. In quella categoria, più che corrente, si schierano il vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello, il deputato Paolo Coppola, presidente del Tavolo sull’Agenda digitale, l’europarlamentare Isabella De Monte, i primi ad aver abbracciato il progetto Renzi.

Le "correnti" del Pd regionale

Tra gli ortodossi, renziani molto convinti ma della seconda ora, ci sono la segretaria regionale Antonella Grim e il deputato pordenonese Giorgio Zanin. In quell’area si collocano anche Rosato e Debora Serracchiani. Del primo, in passato primo esponente regionale della corrente di Dario Franceschini, si dice che sia diventato “boschiano”, insomma a un passo dal cerchio magico di Renzi (molto ristretto, a dire il vero), mentre qualcuno lo vede più a fianco di Lorenzo Guerini, ex Dc, Partito Popolare, Margherita, vicesegretario assieme a Serracchiani. Accostamenti che fanno sorridere Rosato: «Io nel cerchio magico? In un partito con un leader così forte le correnti sono una rappresentazione mobile».
Qualcuno non sa nemmeno dove collocarsi. «Parlare di correnti rischia di suonare anacronistico», dice Francesco Russo, ieri lettiano, e oggi? «Possiamo parlare di area riformista, anche se sono amico di Matteo Richetti, che a livello nazionale viene indicato tra i cattorenziani. A volte si tratta solo di definizioni, quello che conta è lavorare. Io lo sto facendo per la formazione dei giovani». In quell’area riformista, con Russo, ci possono stare anche il presidente regionale del Pd Salvatore Spitaleri e la deputata Tamara Blazina. Mentre quella di cattorenziano può essere la targa giusta per il presidente del Consiglio Franco Iacop e per il consigliere Vittorino Boem, pure lui a dire il vero uno della prima ora. Al contrario dei “convertiti” degli ultimi tempi: i goriziani Giorgio Brandolin e Laura Fasiolo.
Un po’ più in là ci si allontana dal pensiero unico. De Monte parla di «sensibilità diverse», ma aggiunge: «Altra cosa erano gli schemi di Margherita e Ds. Nel Pd, nelle fasi cruciali, abbiamo dimostrato responsabilità e unità di partito». Ma non viene meno il concetto della mobilità. Enzo Martines, per esempio, è stato il “civatiano” della regione, ma da un po’ di tempo si sta allontanando da quella posizione. Mentre tra i bersaniani non manca chi non trascura di segnalare sfumature “cuperliane” o “dalemiane”. Tra questi Mauro Travanut: «Mi sento un po’ più vicino a D’Alema, ma possiamo comunque definirci bersaniani. Se però devo fare il nome di un nazionale, penso ad Alfredo D’Attorre, un giovane di qualità». Anche per Pegorer «Bersani resta punto di riferimento della sinistra del partito, di coloro che lavorano per far sì che il Pd resti unito, cercando di evitare gli scossoni e le rotture dello scontro per lo scontro, della comunicazione per la comunicazione». Sulla scena nazionale ci sono anche i Giovani Turchi. Vi si potrebbe inserire Cristiano Shaurli, ma in una fase di deciso avvicinamento a Renzi. Shaurli, come del resto Roberto Cosolini, viaggia più su un piano amministrativo che politico. Contano le riforme e, nel caso del sindaco di Trieste, i passi giusti in città verso il secondo mandato.
A cercare di risolvere il rebus Serracchiani (ortodossa, ma anche molto indipendente, per ruolo e carattere) ci pensa Franco Belci. Rinfrancato dall’intesa con la giunta sul reddito di cittadinanza, il segretario della Cgil lancia una provocazione: «Un leader non può accontentarsi di essere portavoce del premier. Visto che ormai ci sono anche i renziani doc, i cattorenziani, perché non fondare i "renziani di sinistra"? Coraggio Debora – scrive Belci su Facebook –. Penso a una corrente autonomista e che parta dal territorio. Non per me. Per lei».
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