Giallo Gas Natural: "Mai cancellato l’ok da Roma"

Il progetto del rigassificatore di Zaule

Sos di Savino e Mtl, la deputata al ministro: spada di Damocle, eppure l’Authority ha detto no. Serracchiani: preoccupati, dalla Torre del Lloyd motivazioni inadeguate

Un fantasma gassoso si aggira su Trieste. Quello del rigassificatore della Gas Natural che, messo alla porta dalla protesta popolare e da una reazione politica quasi unanime, rischia di rientrare dalla finestra, complici misteriosi ritardi romani e, soprattutto, la possibilità di una maxi-causa per danni alla quale il gruppo spagnolo non avrebbe ancora rinunciato.

L’allarme lo lanciano, quasi contemporaneamente, la deputata Sandra Savino e gli indipendentisti di Trieste Libera. «Chiedo al governo quale sia lo stato dell'iter autorizzativo del progetto» dell’impianto di rigassificazione di Zaule, «in considerazione del ritardo del ritiro della Valutazione di impatto ambientale (Via) atteso a seguito del parere negativo a suo tempo espresso dall'Autorità portuale di Trieste», sollecita in un’interrogazione al ministero dell’Ambiente l’esponente di Forza Italia, magari dimenticando che quel parere non era certo stato espresso solo dall’Authority... Il decreto di revoca della Via, in effetti è vero, avrebbe dovuto scattare nel momento in cui non si erano verificate le due condizioni previste dalle disposizioni di legge: nessuna proposta di un sito alternativo da parte della società Gas Naturál, così come nessuna rivisitazione dall'Autorità portuale del danno che il rigassificatore avrebbe causato all'attività e allo sviluppo dello scalo.

Sandra Savino

«Il territorio triestino - osserva Savino - non può permettersi di sottostare a una spada di Damocle di questo tipo, in un'area per altro che rappresenta l'unico perimetro di sviluppo industriale della provincia». E ancora: «Se è pur vero che il rigassificatore è stato depennato dalla lista dei potenziali progetti di interesse europeo, non appaiono però trascurabili le possibili conseguenze della richiesta di risarcimento danni annunciata dalla società spagnola, considerando che stiamo parlando di un iter autorizzativo che si protrae da oltre dieci anni».

Roberto Giurastante va oltre. L’esponente di Mtl assicura che «secondo notizie ufficiose da Roma, il Governo Renzi ritarda senza spiegazioni la cancellazione del progetto» di Gas Natural Italia «nel porto di Trieste perché starebbe manovrando per reimporlo alla città contraria». In piena sintonia con Savino afferma che «l'annullamento del progetto era stato ottenuto dall'Autorità portuale di Trieste perché danneggerebbe il porto, ma la firma del ministro è bloccata da oltre un anno», e ora «il Governo ha affidato il porto per sei mesi a un commissario voluto da Debora Serracchiani». E non è finita, c’è persino il risvolto “mafiosetto”. «Non si hanno dichiarazioni da Gas Natural Italia», commenta infatti, precisando che il 24.5.2014 la Procura di Palermo avrebbe posto, a suo dire, la società spagnola «sotto amministrazione giudiziaria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia».

Cauto ma non ignaro della vicenda il sindaco Cosolini. «Da Gas Natural ad oggi non è arrivato nessun documento né anticipazione di eventuale causa. Vero è che si sente aleggiare questa voce e che la delibera di eliminazione è effettivamente ferma a Roma. Per quanto ci riguarda rimane la contrarietà all’impianto già ratificata a suo tempo con le delibere del Consiglio comunale, che non posso fare altro che ribadire. Posso solo augurarmi che l’iter arrivi alla scelta finale quanto prima».

Sulla vicenda si fa viva anche la presidente del Fvg, Debora Serracchiani. Che, più vicina di altri alle segrete stanze romane avrebbe manifestato la propria preoccupazione ad alcuni fedelissimi già nei giorni scorsi. Ma ora interviene col consueto grintoso cipiglio. Tirando in ballo proprio quell’Authority uscente esaltata da Savino e dagli indipendentisti. «La posizione di questa amministrazione regionale rimane assolutamente contraria anche solo all'ipotesi di un rigassificatore a Zaule». E poi «in base a notizie informalmente pervenute - spiega Serracchiani - le argomentazioni addotte finora dall'Autorità portuale non sarebbero state adeguate al fine di far modificare il parere della commissione tecnica costituita ad hoc, e sussiste dunque una fondata preoccupazione che la Via possa non essere definitivamente ritirata dal ministero dell'Ambiente. La Regione è pronta far valere di nuovo le ragioni del no». E visto che i tempi, anche alla Torre del Lloyd, stanno cambiando, non manca l’affondo finale. «Allo scopo di valutare nel modo più approfondito questa situazione - annuncia la presidente - lunedì (oggi ndr) ho già programmato un incontro con il commissario dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, con il quale faremo un primo punto anche sulla Ferriera e sulle altre partite strategiche che riguardano lo scalo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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