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Sarà demolita la casa dell’orrore dove fu ucciso Novacco

Dopo un lungo stop, ripresi i lavori nel complesso Ater di Gretta

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La casa dell'orrore di via Gemona che sta per essere smantellata 

Un iter lungo e tormentato, passato attraverso tutta una serie di modifiche apportate al progetto originale. Adesso però, una volta dribblati i paletti della burocrazia, la quadratura del cerchio è stata trovata. Il complesso di case Ater situato nel cuore di Gretta può voltare pagina e guardare ad una nuova vita. Si tratta nello specifico delle palazzine di via Gemona e via Gradisca, cinque in tutto.

Un luogo solo apparentemente come tanti altri. In realtà, all'interno di uno di quegli stabili, al secondo piano del civico 5 di via Gemona, nella notte tra il 25 ed il 26 agosto del 2011, si consumò uno dei delitti più terribili nella storia della nostra città: quello di Giovanni Novacco, ragazzo di poco più di vent'anni, che in un crescendo di follia, fu segregato, torturato ed ucciso dai suoi due aguzzini, Giuseppe Console e Alessandro “Tex” Cavalli. Sono passati quasi tre anni e mezzo da quel giorno.

E se da un lato la giustizia ha imboccato il proprio percorso, con la condanna all'ergastolo confermata per entrambi anche in secondo grado, in attesa della Cassazione; dall'altro, già da tempo, era scattato il conto alla rovescia per cancellare, non solo idealmente, le ferite della casa dell'orrore e far rinascere in quello stesso luogo un nuovo complesso residenziale.

Dopo un primo intervento di bonifica dell'area, seguito però da un paio d'anni d'impasse, adesso le operazioni sono nuovamente ripartite. Da alcune settimane infatti, all'interno dell'area delimitata da transenne, sono al lavoro gli operai di una ditta specializzata, la Esperteco Srl di Monfalcone, che stanno intervenendo sulla rimozione dei pavimenti in vinilamianto, pregiudiziali alla demolizione e alla ricostruzione del complesso.

«Si tratta di un'operazione che andava eseguita separatamente dal resto dell'intervento e che sarà completata nell'arco di circa tre mesi» - spiega Antonio Ius, direttore Ater Trieste -. «Stiamo parlando di un materiale che va smaltito attraverso una serie di procedure prestabilite e complesse, al termine delle quali potrà partire il progetto vero e proprio di riqualificazione». L'intervento prevede la demolizione di tutte e cinque le palazzine che si sviluppano su quattro piani e che erano sorte negli anni del secondo dopoguerra per rispondere all'emergenza abitativa dell'epoca: stabili che sono stati peraltro dimessi nel 2008, con un'inevitabile appendice di degrado per l'intera zona.

Al loro posto sorgerà un nuovo complesso residenziale, moderno e funzionale, che cambierà il volto del quartiere. Saranno 84 gli appartamenti ricavati, una quarantina in meno rispetto al passato, ma ognuno dotato di tecnologie innovative e di materiali eco-compatibili, cui si aggiungeranno aree verdi e parcheggi. Un intervento della durata di quattro anni, per un importo complessivo di 13 milioni di euro, derivanti da finanziamenti regionali in materia di recuperi edilizi. «Questa volta ci siamo davvero» - afferma Ius -. «Abbiamo apportato al progetto originale tutte le modifiche che ci sono state richieste a suo tempo sia dal Comune che dalla Soprintendenza, per rendere il complesso maggiormente in linea con il contesto di edilizia sociale e residenziale.

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