Tessere bus scontate per gli esuli istriani

Una legge regionale del 2007 concede abbonamenti annuali quasi gratuiti. Ma tutti cadono dalle nuvole. Marini: «Grave che la norma non sia stata attuata»

TRIESTE. Gli indennizzi, chiesti da una vita, sono ancora in alto mare. Ma le tessere dell’autobus, mai chieste, potrebbero arrivare a prezzi stracciati. Per gli esuli l’abbonamento annuale sarebbe gratuito, o quasi: 5 euro e 15 centesimi anziché i 343,50 richiesti. Questo, almeno, prendendo alla lettera le leggi regionali in materia. Meglio usare il condizionale visto che, questa volta, a bisticciare con la Storia ci si mette pure la Burocrazia.

A partire dal legislatore di centrodestra che, per “par condicio”, animato da spirito di rivalsa e giustizia nei confronti dei partigiani, così pare, nel 2007 aveva pensato di infilare in una norma sul trasporto pubblico un comma ad hoc. In mezzo a invalidi, ciechi e sordomuti, nel calderone dei beneficiari delle agevolazioni ci sono finiti pure gli istriani, i fiumani e i dalmati di tutto il Friuli Venezia Giulia. La cosa potrà suonare poco elegante, si può capire, però vantaggiosa. Anche perché, nel frattempo, nessuno si è premurato di rivedere il provvedimento, che tutt’ora esiste. Anzi il mega sconto è stato confermato, di fatto, con una delibera di giunta, la 2328 di dicembre.

Ripercorrendo le leggi a monte, si deduce che un esule con Irpef entro i 30 mila euro domani mattina potrebbe bussare agli uffici competenti in Provincia e domandare l’abbonamento per il 2015. E avrebbe potuto pretenderlo pure negli anni passati. Se n’è accorto il consigliere di Forza Italia Bruno Marini che, per caso, si è imbattuto in questo inghippo normativo e ha voluto vederci chiaro. A lui, istriano fino in fondo, non sarebbe affatto dispiaciuto fare un regalo alla mamma, ottantacinquenne originaria di Grisignana, portandole a casa una tessera a 5 euro e spiccioli. Non dispiacerebbe nemmeno a qualcuno tra i 30 mila esuli che vivono in Friuli Venezia Giulia.

La vicenda, però, ha i contorni kafkiani. La legge, la 23 del 2007, all’articolo 34 elenca le categorie che hanno diritto alle agevolazioni, tra cui al punto “d” i «perseguitati politici e razziali italiani, gli ex deportati nei campi di concentramento o di prigionia e gli esuli provenienti dagli ex territori italiani risultanti tali da certificazioni emesse dalle rispettive associazioni». Un passaggio che all’epoca – eravamo in piena giunta Illy – è stato inserito su spinta di un consigliere dell’opposizione, Gaetano Valenti di Fi, perché voleva controbilanciare possibili privilegi, «ai partigiani» appunto, ricorda l’interessato. All’articolo 38, tuttavia, al comma 5 si precisa che tutto ciò è possibile a fronte di adeguate risorse disponibili in modo «da compensare i maggiori oneri». Come dire, se ci sono soldi in più si può fare, altrimenti no.

E denaro aggiuntivo da quella volta non se n’è visto. C’è un però: nella successiva Finanziaria votata nel 2008, si afferma che la Regione «è autorizzata» a sostenere le spese citate in quei commi con i fondi stanziati a bilancio in cui, testuale, «risultano allocate risorse sufficienti per le finalità indicate». La norma non è mai stata cancellata e due dei tre capitoli cui si fa riferimento (3977, 3810, 3815) sono quelli sulla gestione di bus e treni, rifinanziati anche lo scorso dicembre rispettivamente con 65 e 38,5 milioni di euro. Quindi? In sostanza la Finanziaria autorizza ad attingere da quei macro stanziamenti già esistenti. Ma, fanno sapere dagli uffici, se da una parte la legge consentirebbe l’operazione, dall’altra l’inflazione e i costi del settore non hanno permesso di farlo.

Un beneficio di cui pochi erano a conoscenza e che nessuno, fin qui, ha rivendicato. L’agevolazione, curiosamente, è pure citata nel sito web della Trieste Trasporti, ma Piergiorgio Luccarini, direttore generale per dieci anni, allarga le braccia: «Non lo sapevo. So degli invalidi, non degli esuli e non mi pare che qualcuno abbia mai domandato lo sconto perché esule. Ma certo, se la legge fosse effettivamente applicata, ci sarebbe qualche guaio per le casse delle aziende...». Pure Renzo Codarin, presidente nazionale Anvgd, cade dalle nuvole: «Non eravamo a conoscenza, devo dire la verità e se qualcuno mai avesse domandato l’agevolazione attraverso di noi l’avrei saputo».

«Aspettiamo ben altre riparazioni – puntualizza invece Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani – ma se questa norma esiste va certamente rispettata».

La vicenda, piuttosto bizzarra, non si chiuderà qui. Marini è intenzionato a dare battaglia: «Personalmente – spiega – considero grave che una norma di ben otto anni fa che prevede ciò non sia mai stata attuata. Mi sto premurando di verificare con gli uffici regionali tutti gli aspetti giuridici ed economici del problema. Una questione che illustrerò nel più breve tempo possibile all’opinione pubblica».

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