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Via la poltrona ai manager in pensione

Nessuna possibilità di deroga nella circolare del ministro Madia. Oltre a Terpin finisce l’era di Castagna in Autovie Venete

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Maurizio Castagna ed Emilio Terpin con la presidente Serracchiani 

TRIESTE. Emilio Terpin si tira fuori dalla corsa, ma chiede una deroga per il collega pensionato Maurizio Castagna? Niente da fare. Non a rigor di legge. Tanto meno dopo che, via circolare, il ministro Marianna Madia ha chiarito che i varchi sono chiusi. E che dunque i manager pubblici in quiescenza con ruoli da presidente, direttore generale o amministratore delegato, al primo rinnovo cariche delle partecipate, dovranno farsi da parte. Niente deroghe, confermano gli uffici della Regione rispetto alle norme nazionali che vietano a chi è già in pensione di ricevere incarichi nelle partecipate pubbliche.

Niente deroghe né per i vertici di Autovie Venete né per gli altri diretti interessati. E pazienza se Terpin, il presidente uscente della concessionaria regionale (che ha precisato che il prossimo ottobre lascerà comunque indipendentemente dal divieto), ha suggerito alla Regione, viste le competenze e la capacità dell’ad Castagna, di fare pressing a Roma per un «aggiustamento intelligente» delle regole. Lo stop è dettato dal Dl 95/2012. All’articolo 5 già pochi dubbi. «È fatto divieto alle pubbliche amministrazioni – si legge – di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già appartenenti ai ruoli delle stesse e collocati in quiescenza, che abbiano svolto nel corso dell’ultimo anno di servizio funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dello stesso incarico di studio e di consulenza». Ma c’è poi pure una circolare del dipartimento Funzione pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri, la firma è del ministro Madia, che fa definitiva chiarezza. È la numero 6 del 14 dicembre 2014, 9 pagine in cui si entra nel merito del Dl 90/2014, convertito nella legge 114, che modifica la disciplina proprio dell’articolo 5 del Dl 95, prevedendo nuovi divieti.

La finalità è ancora più restrittiva. Il governo vuole infatti evitare che le amministrazioni pubblichi continuino ad avvalersi di dipendenti collocati in quiescenza, «aggirando – si legge nella circolare – lo stesso istituto della quiescenza e impedendo che gli incarichi di vertice siano occupati da dipendenti più giovani». Il divieto – è il passaggio chiave – «si estende a qualsiasi lavoratore dipendente collocato in quiescenza, indipendentemente dalla natura del precedente datore di lavoro e del soggetto che corrisponde il trattamento pensionistico, compresi i pensionati degli organi costituzionali». Concretamente l’altolà riguarda tutti i ruoli «rilevanti al vertice delle amministrazioni», compresi gli incarichi «in strutture tecniche, quali quelli di direttore scientifico o sanitario» e pure quelli «dirigenziali, di studio o di consulenza nell’ambito degli uffici di diretta collaborazione di organi politici». La nomina in cda, in particolare, «rientra nell’ambito del divieto indipendentemente dalla qualifica in virtù della quale il soggetto in quiescenza sia stato nominato».

Si intravedono deroghe solo per i casi di attività legale o sanitaria non aventi carattere di studio o di consulenza e per progetti di ricerca, docenze, commissioni di concorso o di gara, organi collegiali scolastici, collegi sindacali e pure per i commissariamenti straordinari (di qui il via libera a qualche pensionato alla guida delle aziende sanitarie). Non sembrano essere però i casi delle partecipate Fvg che, a questo punto, dovranno chiudere il rapporto di lavoro con i manager in pensione. A partire da Fvg Strade con il presidente Roberto Paviotti e il direttore Augusto Burtulo, e a seguire l’Aeroporto di Ronchi con Sergio Dressi, Autovie con Terpin e Castagna, l’Itis di Trieste con il vicepresidente Fabio Fonda, l’istituto di cura “La Quiete” di Udine con il presidente Gabriele Renzulli, il Consorzio acquedotto Friuli Centrale e l’Ater di Udine con gli amministratori unici Eddi Gomboso e Luciano Aita. Tutti definitivamente in pensione a meno che non si segua la strada indicata dalla circolare Madia, quella di incarichi gratuiti per non più di un anno e solo in funzione di affiancamento ai nuovi entrati. Il ricambio generazionale rimane il diktat nazionale.

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