Il caso amianto sul tavolo del ministro

I volti delle 49 vittime di amianto, dimenticate dai giudici

Mancano le motivazioni della sentenza per i decessi degli ex cantierini di Monfalcone. L’avvocato Cattarini: «Troppe criticità, serve una soluzione per il Tribunale di Gorizia»

Il caso dei morti a causa dell’amianto senza giustizia è nell’agenda del ministro Andrea Orlando. Fonti vicino al responsabile della Giustizia assicurano che al ministro è nota la situazione del Tribunale di Gorizia, dove a distanza di 16 mesi dal pronunciamento si è ancora in attesa del deposito della motivazione della sentenza che il 15 ottobre 2013 aveva condannato otto dei 35 imputati di omicidio e lesioni colpose a carico di 87 ex lavoratori del cantiere navale di Monfalcone deceduti a causa dell’esposizione all’amianto. Un ritardo che ha del clamoroso.

Il giudice Matteo Trotta in 16 mesi non è ancora riuscito a completare la stesura della sentenza. Testo senza dubbio complesso visto che per il Tribunale di Gorizia si è trattato del primo maxi-processo per l’amianto. Resta che ai congiunti delle vittime, agli imputati e a tutte le altre parti coinvolte nel procedimento - non ultima la Procura della Repubblica che aveva effettuato un’istruttoria ciclopica e molto importante - resta precluso il proseguimento del procedimento negli altri gradi di giustizia. Alcuni parlamentari del Fvg hanno già annunciato formali azioni al Senato per chiedere conto al ministro della situazione.

La pagina dedicata da Repubblica al caso Gorizia, con ampia citazione della denuncia del Piccolo

Coinvolto in prima persona nel caso è l’avvocato Riccardo Cattarini, difensore di un imputato poi prosciolto, che in questa occasione interviene come componente della direzione nazionale del Pd e responsabile per il Fvg della politica per la giustizia del Pd.

L'avvocato Riccardo Cattarini

Avvocato Cattarini, cosa succede al Tribunale di Gorizia?

«Il ministro Orlando, io personalmente e l’intero Partito democratico abbiamo grandissima attenzione per la situazione del Tribunale di Gorizia, che deriva, come tutti sanno, da criticità che ci portiamo dietro da tanto tempo, e alle quali ora è difficile porre rimedio in fretta. I ritardi nel deposito della prima, storica sentenza sull’amianto nel cantiere di Monfalcone derivano da questo, non mi pare ci siano responsabilità individuali».

Individua delle responsabilità dirette da parte del giudice Trotta?

«Il presidente Trotta, che in un Tribunale assai in difficoltà era stato quasi costretto ad aggiungere al suo lavoro da dirigente la gestione del processo, la direzione del dibattimento e infine la stesura della sentenza, è stato, immediatamente dopo la lettura del dispositivo, nell’ormai lontano ottobre 2013, trasferito all’importante incarico di presidente del Tribunale di Trieste. Non poteva ragionevolmente dirigere un Tribunale così importante e stendere rapidamente le motivazioni della sentenza. Era prevedibile, ed è puntualmente successo».

Ciò basta a giustificare il ritardo?

«Ora il ritardo inizia ad essere assai importante, e le forti attese del territorio, e dei familiari delle vittime, sono ad oggi insoddisfatte. Allo stesso modo sono insoddisfatte le giuste aspettative di coloro che sono stati assolti, ed è corretto riconoscere a coloro che sono stati condannati il diritto all’appello».

Come risolvere la situazione?

«Al di là del caso specifico è responsabilità della politica trovare una soluzione, che è urgente. Con l’abolizione delle province e la rimeditazione dell’intero assetto istituzionale del territorio regionale che viene messa proprio adesso in atto con la riforma degli enti locali, occorrerà ripensare anche ad un nuovo assetto della geografia giudiziaria, che è ancora essenzialmente su base provinciale».

La soluzione per il circondario del Tribunale di Gorizia quale potrebbe essere?

«Mi piace molto, per esempio, la nuova perimetrazione delle aziende sanitarie regionali avvenuta con la riforma Serracchiani Telesca, che come sappiamo ha accorpato all’Ass Isontina quella della Bassa friulana, dando vita a una nuova azienda che comprende l’attuale – ma quasi ex – territorio della provincia di Gorizia e i mandamenti di Cervignano, Latisana e Palmanova. Potrebbe essere una soluzione, che per il vero gli avocati di qui propongono da tempo, quella di allargare il circondario del Tribunale di Gorizia a questi territori, ottenendo così un riequilibrio complessivo anche delle altre circoscrizioni».

Che aria tira per la giustizia?

«È tempo di grandi cambiamenti, anche un settore tradizionalmente statico come la giustizia che deve adeguarsi. Noi ci stiamo lavorando, abbiamo fatto delle riforme importanti e stiamo proponendo una giustizia più efficiente. Per le aspettative del territorio e di tutti i cittadini coinvolti nel processo sull’amianto, dobbiamo davvero promettere che queste cose non succedano più: amianto mai più non è solo un bellissimo slogan, e io oggi aggiungo: 16 mesi per una sentenza storica sull’amianto mai più».

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