Schiamazzi fuori dai locali: multe fino a mille euro

Una serata ad alto tasso di musica e divertimento in un locale

Il problema della movida affrontato dalla commissione trasparenza. Saranno inasprite le sanzioni a carico degli esercenti. Chiesti più controlli dai residenti

E' in arrivo un ulteriore giro di vite sulla “movida” triestina. L'amministrazione comunale è pronta a rivedere il regolamento anti-schiamazzi, entrato in vigore un anno e mezzo or sono, precisamente nell'agosto del 2013, inasprendo le sanzioni pecuniarie e non solo, nei confronti di chi continua a non rispettare le regole, arrecando disturbo alla quiete pubblica in orario notturno. La notizia è emersa nel corso della riunione della Commissione Trasparenza, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di Fipe e Polizia Locale, gli esponenti del Comitato Trieste Vivibile, oltre all'assessore alla Sicurezza Fabiana Martini.

Nello specifico, l'idea, che poi dovrà necessariamente passare al vaglio del Consiglio Comunale, è quella di aumentare sensibilmente l'importo delle sanzioni a carico degli esercenti che infrangono le regole, che attualmente ammonta a 250 euro, e che potrebbe toccare o addirittura superare il tetto dei 1000 euro. Dunque multe quadruplicate, ma non solo. E' allo studio anche l'idea di prevedere la cosiddetta sanzione accessoria: vale a dire che dopo la prima multa potrebbe già scattare la chiusura temporanea dell'esercizio in questione. Cosa che oggi accade soltanto dopo la terza sanzione. Dunque tolleranza zero sul fronte schiamazzi notturni. «Analizzando le casistiche di questo primo periodo di applicazione del regolamento ci siamo accorti che era necessario apportare alcune modifiche» - afferma il vicesindaco Martini -. «L'obiettivo è quello di mettere in atto azioni maggiormente repressive: abbiamo visto che alla fine sono sempre gli stessi esercizi che continuano ad infrangere le regole e che la cosa che spaventa di più non è tanto la multa in sé stessa quanto la chiusura temporanea del locale, che a questo punto potrebbe diventare pressoché immediata. Vogliamo in sostanza mandare un messaggio chiaro a coloro che comportandosi in questo modo vanno a danneggiare anche chi invece le regole le rispetta».

Da quando il regolamento è entrato in vigore sono state 71 le sanzioni elevate, quasi tutte peraltro dalle pattuglie dalla Polizia Locale (una media di 4 al mese), a fronte di 777 richieste di intervento. Nel corso del confronto in Commissione Trasparenza, sul tema si è registrata una certa convergenza di posizioni bipartisan, non solo tra i consiglieri comunali, ma anche tra residenti ed esercenti. «La nostra è una battaglia che va avanti da dieci anni», ha affermato Marina Della Torre, presidente del Comitato Trieste Vivibile -. «Non abbiamo nulla contro i locali pubblici, ma quello che chiediamo è un diritto legittimo di poter riposare nelle ore notturne. Servono maggiori controlli e regole certe che devono però essere rispettate».

Sulla stessa lunghezza d'onda, sia pur con sfumature diverse, la Fipe: «Sia chiaro, noi siamo qui per difendere la categoria e non certo per affossarla», ha puntualizzato il presidente Bruno Vesnaver. «Il vero problema è che i responsabili di quello che accade dentro e fuori dal locale sono gli stessi gestori: e c'è qualcuno, una minoranza fortunatamente, che continua a non rispettare le regole danneggiando così l'intera categoria. Esiste un regolamento e va rispettato». Tra i temi toccati, la necessità di aumentare i controlli da parte delle forze dell'ordine. «La percezione della cittadinanza è quella che i controlli debbano essere potenziati» - ha affermato il vice Comandante della Polizia Locale Luciano Momic -. «Ricordo però che i dati evidenziano che, pur con un organico ridotto, siamo i soli o quasi ad intervenire per far rispettare questo regolamento, quando la competenza è estesa a tutte le altre forze dell'ordine. L'auspicio dunque è quello che si possa fare squadra per risolvere o quanto meno contenere il problema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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