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Esuli, Roma pronta a sbloccare i fondi per gli indennizzi

La cerimonia alla foiba di Basovizza (foto Lasorte)

Governo orientato a incassare i 90 milioni di dollari dovuti da Slovenia e Croazia. Rosato: «Prima l’intesa con le associazioni. Con quei soldi si finanzino progetti a Trieste»

Ieri le commemorazioni in tutta Italia legate al Giorno del Ricordo. Domani la riapertura del tavolo di coordinamento tra governo e associazioni degli esuli sul nodo degli indennizzi previsti dall’Accordo di Roma del 1983. Dopo decenni di colpevole silenzio, il dramma del confine orientale conquista le attenzioni del Paese ed entra con decisione nell’agenda politica dell’esecutivo. Un risultato impensabile fino a poco tempo fa, frutto di un clima politico, e di un contesto internazionale, pr ...

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Ieri le commemorazioni in tutta Italia legate al Giorno del Ricordo. Domani la riapertura del tavolo di coordinamento tra governo e associazioni degli esuli sul nodo degli indennizzi previsti dall’Accordo di Roma del 1983. Dopo decenni di colpevole silenzio, il dramma del confine orientale conquista le attenzioni del Paese ed entra con decisione nell’agenda politica dell’esecutivo. Un risultato impensabile fino a poco tempo fa, frutto di un clima politico, e di un contesto internazionale, profondamente cambiati, come testimoniato anche da un altro traguardo storico: l’incontro tra i presidenti di Italia, Slovenia e Croazia a Trieste nel luglio del 2010, in occasione del concerto dell’amicizia diretto da Riccardo Muti.

Giorno del Ricordo, il rito a Basovizza

E proprio in questo rinnovato scenario potrebbe essere scritta oggi una nuova pagina di storia: la chiusura della partita con Lubiana e Zagabria sulla “eredità economica” lasciata dal Trattato di Osimo. Una partita che vale poco meno di 90 milioni di dollari (più gli interessi, ancora da quantificare, maturati dal 1983 a oggi). Il governo ritiene che i tempi per concludere il match siano maturi, ma è consapevole del significato politico di un simile passo. Perché incassare dopo 32 anni quei soldi, vorrebbe dire rinunciare definitivamente a qualsiasi ulteriore rivendicazione nei confronti dei due Paesi sorti sulle ceneri dell’allora Repubblica jugoslava, Slovenia e Croazia. Anche sul delicatissimo tema dei beni abbandonati. Di qui la volontà di procedere per gradi, evitando fughe in avanti e coinvolgendo pienamente le associazioni degli esuli. «Il vero tema che il governo vuole affrontare in questa fase è proprio questo: capire se esistono volontà, compattezza e condizioni politiche per compiere questo storico passo avanti - spiega il deputato del Pd, Ettore Rosato -. Un passo a mio avviso necessario, che si inserirebbe nel percorso avviato proprio con l’istituzione del Giorno del Ricordo, ma sul quale Roma intende assolutamente trovare l’intesa con i rappresentanti del mondo dell’esodo. Prima di pensare a come spendere quei soldi, insomma, va deciso se e a quali condizioni incassarli».

Giorno del Ricordo, Fini-Violante 17 anni dopo

Una proposta da mettere sul piatto, nel caso in cui l’auspicata convergenza governo-associazioni si trovasse, Rosato comunque già ce l’ha. E chiama direttamente in causa Trieste. «Quei soldi non possono essere utilizzati dallo Stato per ripianare il debito pubblico - chiarisce -, ma vanno destinati, in modo tangibile, a chi i danni di guerra li ha subiti. Credo quindi che Trieste, in quanto città italiana simbolo dell’esodo, possa legittimamente chiedere un riconoscimento importante. Con i soldi dell’Accordo di Pace, dunque, potrebbe essere finanziato un progetto per la città, da concordare tra Comune e associazioni. Penso ad esempio alla riqualificazione di Palazzo Carciotti. O al recupero di un magazzino in Porto Vecchio, magari proprio il Magazzino 18. In ogni caso - precisa ancora Rosato - lo Stato deve finanziare interventi che abbiano un legame con il mondo dell’esodo, come appunto un museo o uno spazio cultural-congressuale che dedichi anche un’apposita sezione alla storia degli italiani delle terre d’Istria. Ripeto, la scelta spetta a Comune - quindi a sindaco e Consiglio comunale -, e associazioni, ma deve avere un filo rosso evidente che colleghi il progetto al dramma del confine orientale. Per intendersi, i soldi non possono essere usati per la cokeria della Ferriera».

Non è detto poi, secondo Rosato, che l’intera cifra debba essere spesa per un unico maxi progetto in città. «Esistono altre realtà che giustamente interessano gli esuli, come l’ex campo profughi di Padriciano e il museo nazionale del Vittoriano a Roma. I 90 milioni (di cui la Slovenia ha già depositato la sua quota su un conto estero, ndr) possono essere suddivisi tra vari interventi, compresa anche la riattivazione del fondo destinato a indennizzare quanti, in Istria, hanno perso case e terreni». C’è solo un’ipotesi, a detta del deputato, che non merita proprio di essere presa in considerazione. «Sarebbe sbagliato investire le risorse nella nascita di una fondazione culturale, con l’idea di poter così “sgravare” lo Stato dall’obbligo di finanziare le associazioni degli esuli. Sbagliato per due motivi: da un lato perché si tratta di una cifra importante, dall’altro perché il sostegno alle associazioni è un compito di cui l’Italia non può spogliarsi. Lo Stato - conclude Rosato - deve continuare a finanziare le attività che puntano a far conoscere la storia dell’esodo, in linea con il percorso avviato con il Giorno del Ricordo».

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