Esuli, il Governo ora riapre il tavolo

Giovedì prima riunione con i vertici di Regione, ministeri e associazioni. Sul piatto i 90 milioni lasciati “in eredità” da Osimo

Il pressing avviato lo scorso novembre dalla Regione ha dato i primi risultati. Il governo ha accolto infatti l’invito a riaprire il tavolo di coordinamento con le associazioni degli esuli. Tavolo chiamato a esaminare e a sciogliere lo spinoso nodo degli indennizzi previsti dall’Accordo di Roma del febbraio 1983, attuativo del Trattato di Osimo del 1975. Una partita da 90 milioni di euro: soldi stanziati dalla Slovenia e depositati su un conto estero, che l’Italia vorrebbe ora sbloccare e incassare.

Sui tempi e le modalità dell’operazione Roma intende coinvolgere le tante anime rappresentative del mondo dell’esodo. Alla riunione convocata giovedì prossimo nella capitale, più precisamente nella sede del dipartimento per il Coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio dei ministri, parteciperanno quindi i vertici della Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, della Comunità istriane, dell’Unione degli Istriani e dei Liberi Comuni in esilio di Fiume, Zara e Pola. Davanti a loro, seduti attorno allo stesso tavolo, i rappresentanti dei ministeri di Esteri, Economia, Finanze e Beni culturali, oltre agli esponenti della giunta regionale retta da Debora Serracchiani. Era stata infatti la stessa governatrice, tre mesi fa, a sollecitare la ripresa del confronto, inviando una comunicazione ufficiale al premier Matteo Renzi e al sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova.

In quella lettera la presidente del Friuli Venezia Giulia sottolineava come le risorse dovessero «essere prioritariamente tese a favorire la conoscenza e la conservazione delle memoria dell'Esodo dei circa 350mila appartenenti alla minoranza autoctona italiana nell'ex Jugoslavia, che probabilmente rappresenta la principale violazione dei diritti umani in Europa del dopoguerra». Un passaggio, quello centrato sull’impiego delle risorse per la conservazione della memoria, nel quale è possibile leggere il riferimento all’ipotesi - per la verità contestata da più di qualcuno - di dar vita a una specifica fondazione, chiamata a sostenere finanziariamente le attività degli esuli e a valorizzare interventi, a Trieste come altrove, capaci di fare luce su quella drammatica pagina di storia del confine orientale.

Un’opzione sulla quale, per il momento, Serracchiani non si esprime, assicurando comunque che, al tavolo, «la Regione non mancherà di far sentire, forte, la sua voce istituzionale, confermando la volontà di offrire un contributo all'altezza dei doveri morali e civili, consono alle vicende storiche di questa terra e in sintonia con la sua vocazione geopolitica». Infine un’ultima sottolineatura: «Nell’approssimarsi del Giorno del Ricordo - conclude Serracchiani - ritengo che la riconvocazione del tavolo governo-associazione degli esuli rappresenti uno sviluppo molto significativo».

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