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Omicidio di New York, la pista dei 68mila euro

Sono gli assegni che William Klinger aveva assieme alla piantina di un appartamento. La polizia sta indagando sul conto corrente di Bonich che resta in carcere

2 minuti di lettura
William Klinger 

TRIESTE. Assegni per un valore di 68mila euro, circa 78mila dollari, e il prospetto di un appartamento ad Astoria, Queens. Sono i semi dai quali lo storico gradiscano William Klinger contava di far nascere una nuova vita a New York assieme alla sua famiglia, ma che sono stati invece ritrovati dalla polizia tra i suoi effetti personali dopo che Alexander Bonich, l'amico di cui si fidava, l'ha freddato nel parco di Astoria sabato scorso.

Sono alcuni degli elementi comparsi sui media americani, che consentono di comprendere qualcosa in più sul movente dell'omicida, che nel frattempo resta in cella. Bonich è comparso «nel pomeriggio del tre febbraio al Queens Criminal Court», il tribunale specializzato in casi penali, racconta al Piccolo il direttore dell’ufficio comunicazioni della procura distrettuale del Queens, Kevin Ryan. Sul suo capo, la conferma, accuse gravissime, «omicidio di secondo grado, possesso illegale di arma da fuoco e distruzione di prove». A Bonich, «che rischia 25 anni di carcere se condannato, è stata confermata la detenzione ed è stata negata la cauzione», aggiunge Ryan. In aula il procuratore ha ripetuto pubblicamente le affermazioni fatte dall'uomo alla polizia e ai procuratori subito dopo l’arresto.

Alexander Bonich 

Cosa ha detto Bonich alla polizia? «La vittima stava da me da mercoledì 28 gennaio 2015 e io ero con la vittima sabato 31 gennaio». Bonich ha poi ammesso di essere stato insieme allo storico fiumano anche «vicino all’Astoria Park tra le 12.30 e le 12.45» del giorno dell’omicidio. Il ritrovamento del cadavere si fa risalire alle 14.15 circa. Per quanto riguarda l’omicidio, Ryan conferma che Bonich ha «ammesso di aver sparato a Klinger e poi di essere andato a casa a cambiarsi e vestiti e scarponi». Vestiti e calzature di cui poi l’assassino si è disfatto.

La scena del crimine, al parco Astoria 

Successivamente si è liberato anche dell’arma del delitto, «gettandola nell’East River di New York». A chi apparteneva la vecchia pistola? E il movente? La procura distrettuale su questo non si sbilancia, limitandosi a suggerire di «aspettare fino al processo» vero e proprio. Nel frattempo Wall Street Journal riporta, come già fatto da altri media nei giorni scorsi, quanto raccontato ai giornalisti dal capo detective del Nypd Robert Boyce: Bonich ha detto agli investigatori di aver litigato con Klinger a causa di un affare riguardante un immobile in Italia settentrionale. I documenti trovati sul corpo dello storico, però, mostrano la sua intenzione di voler comprar casa a New York. Un compito in cui Klinger avrebbe richiesto l'aiuto dell'amico. Ecco perché la polizia ha richiesto di avere accesso alle informazioni sul conto bancario di Bonich e ai dati del suo telefono cellulare.

L'assassino reo confesso ha dichiarato alla polizia di aver scritto una lettera a Klinger la mattina dell'omicidio, spiega il Wsj, in cui avrebbe chiesto allo storico di tornare in Italia per portare a compimento il fantomatico affare immobiliare. Un affare che trova pochi riscontri nella situazione di Klinger. Il gradiscano possedeva infatti soltanto una casa a Gradisca, in cui viveva assieme alla famiglia e che non aveva intenzione di mettere in vendita. L'altro immobile in suo possesso era la casa in via Zdenko Petranovic, nel rione di Potok a Fiume, un tempo appartenuta alla nonna: la Voce di Fiume spiega che Klinger aveva affittato quella proprietà fino a qualche mese fa, quando l'ha venduta.

Proprio al fine di raccogliere fondi per comprare casa a New York. La famiglia nega che Klinger potesse avere qualsiasi altro tipo di compravendita in corso con Bonich. Semmai si appoggiava a lui per trovare una nuova abitazione in America. Probabilmente è in quell'affare che gli investigatori contano di trovare le vere ragioni dell'omicidio, come risulta dalla richiesta di accesso ai conti di correnti e ai dati telefonici dell'assassino. Bonich è apparso all'udienza di martedì, quella in cui la madre ha parlato dei rapporti fra lui e Klinger (vedi articolo a parte): «Mr. Bonich indossava una giacca marrone e pantaloni beige a coste - scrive il Wall Street Journal - e guardava in avanti con le mani dietro alla schiena durante la breve udienza». Il quotidiano aggiunge poi la laconica presa di posizione del difensore di Bonich: «Fuori dalla corte del Queens l'avvocato di Bonich, Henry Ramirez, ha rifiutato di commentare il caso nel dettaglio - conclude il Wsj -: "Data la fase iniziale del processo e l'enorme lavoro di investigazione richiesto per corroborare le argomentazioni dell'accusa, o per screditarle - ha detto - dovremo attendere fino a quando il fumo si sarà alzato"».

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