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Magistratura, stampa e l'ombra della solitudine

Il capo della Procura di Trieste ritiene ad evidentiam che i giornalisti - e con essi l'opinione pubblica - vadano sistematicamente tenuti all'oscuro di ogni attività d'indagine

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L'interno del tribunale di Trieste 

La riservatezza dell’azione penale. Il diritto/dovere dell’esercizio di cronaca. In questo passaggio stretto e sottile da sempre – insomma, da quando la Costituzione repubblicana vige – transita il rapporto tra magistratura e stampa. Ma di rapporto si deve trattare. Il capo della Procura a Trieste, Carlo Mastelloni, ritiene invece ad evidentiam che i giornalisti – e con essi la pubblica opinione – vadano sistematicamente tenuti all’oscuro di ogni attività d’indagine.

Sarebbe forse più comprensibile tanto attivismo occhiuto, tanto impegno di pubblico denaro in intercettazioni telefoniche e pedinamenti se la Procura stesse conducendo delicatissime inchieste in materia di stragi, attentati, collusioni tra politica e criminalità organizzata. Ma il signor procuratore dispone la restrizione di elementari libertà per un cronista – che nulla più ha fatto che esercitare la propria professione – su ordinari fatti di cronaca nera. Il signor procuratore potrebbe obiettare che la rivelazione di segreto d’ufficio è un reato e dunque attiene ai suoi doveri perseguirlo. Facile replicare che il dovere dell’azione penale è appunto uno tra i tanti simulacri del formalismo giuridico italiano. Da perseguire a giorni alterni o a seconda delle condizioni meteo.

Il signor procuratore dirà che la Procura e le forze dell’Ordine devono applicare il dovere della riservatezza. E dunque potremmo osservare che le “fughe di notizie” appartengono strutturalmente e fisiologicamente alla relazione tra magistratura e stampa. Quanti sono i magistrati, e specificamente i pm, che non hanno intrattenuto rapporti con i media, con ciò stesso rispettando il diritto costituzionalmente garantito all’informazione della pubblica opinione e alla trasparenza degli atti della pubblica amministrazione? Per dirla con Mozart, cosi fan tutte (le procure).

Infine una nota, relativa al rapporto tra Procura e squadre di polizia giudiziaria. Indagare un cronista e due ufficiali dei carabinieri e della questura non credo possa essere ascritto al rango dei buoni rapporti istituzionali. Ma se il signor procuratore decidesse di intercettare le telefonate e far pedinare pure i vigili urbani e la guardia di finanza e i suoi colleghi avrebbe buone probabilità di trovare altro materiale utile a questo fondamentale e prioritario filone di indagini. Magari rischierebbe poi di soffrire di solitudine.

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