Croazia in Schengen agli inizi del 2016

Il premier Milanovi„ annuncia che l’ultima fase di adesione inizierà il 1° luglio. Già arrivati i finanziamenti di Bruxelles

TRIESTE. Nell’estate del 2016 potremo andare in vacanza sulla costa dalmata senza più l’incubo delle code ai confini. Anche l’ultimo “bastione”, quello tra Slovenia e Croazia, infatti, cadrà visto che Zagabria farà il suo ingresso nell’area Schengen nei primi mesi del 2016. Parola di Zoran Milanovi„, primo ministro croato, che ha annunciato l’inizio dell’ultima fase di avvicinamento alla zona europea senza confini a partire dal prossimo 1 luglio. Di solito questa fase dura sei mesi e poi finalmente sarà Schengen.

Due erano le mete che la classe politica croata aveva messo nel mirino il 1 luglio del 2013 quando divenne a tutti gli effetti uno Stato membro dell’Unione europea: l’ingresso nell’area Schengen e nell’Eurozona. Se quest’ultima appare ancora molto lontana, al punto che il governatore della Banca centrale di Croazia, Boris Vuj›i„ afferma che non c’è ancora una data precisa fissata per l’ingresso (si parla del 2019 anche se gli analisti, vista la situazione odierna, parlano piuttosto del 2020 o del 2021) l’obiettivo Schengen è ormai a portata di mano, ma non ancora dietro l’angolo.

La Croazia, come annunciato dal premier Milanovi„, inizierà il prossimo 1 luglio, quindi nel secondo anniversario dell’adesione all’Ue, la fase finale che condurrà all’ingresso nell’area Schengen. Quanto durerà questa fase dipende molto anche da Bruxelles e dall’evoluzione della situazione geopolitica continentale ma Zagabria spera che si possa chiudere in non più di sei mesi. I confini comunitari, quindi, dovrebbero cadere nei primi mesi del 2016, una data che sarà storica soprattutto per la minoranza italiana di Slovenia e Croazia che ritroverà così quell’unitarietà spezzata nel 1991 con la proclamazione dell’indipendenza di Lubiana e Zagabria nel processo di dissoluzione della ex Jugoslavia.

In Croazia la preparazione per l’ingresso in Schengen sta procedendo a pieno ritmo. Zagabria ha già ottenuto da Bruxelles 120 milioni di euro necessari a instaurare il nuovo regime confinario. Già note anche alcune novità che l’ingresso in Schengen porterà con sè.

Su numerose isole croate dell’Adriatico saranno installate potenti telecamere che potranno filmare fino a 30 chilometri di distanza. Con queste saranno controllate tutte le unità navali che transiteranno all’interno delle acque territoriali croate. I dati saranno inviati al Centro navale di Zara dove saranno elaborati per poi essere a loro volta trasmessi agli organi di polizia. Come riporta anche il Delo di Lubiana, Metkovi„, cittadina la confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina, sarà sottoposta a un controllo speciale mentre a Trilj e Tovarnik si stanno costruendo dei centri di accoglimento per i migranti.

Attualmente ci sono in Croazia 101 persone richiedenti asilo politico mentre altre 35 non vogliono rimanere nell’ex Paese jugoslavo. Ma quando la Croazia diventerà confine esterno dell’Ue le cose cambieranno. Il confine terrestre tra Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro è lungo 1.351 chilometri di cui 317 km con la Serbia, 1.011 con la Bosnia, 23 con il Montenegro. Inoltre ci sono altri 950 chilometri di confini marini con Slovenia, Italia, Bosnia e Montenegro. E il ministro degli Interni Rajko Ostoji„ ha già affermato che il confine tra Croazia e Bosnia diventerà il più «difficile» da gestire dell’Europa intera. Basti pensare al problema dell’immigrazione clandestina, non dimentichiamo che la Bulgaria sta ampliando il suo “muro” di confine proprio per cercare di combattere questo fenomeno. E non dimentichiamo che la Bosnia è un Paese musulmano dove ci sono campi di addestramento di estremisti islamici e dove è estremamente forte, agguerrita e armata la frangia islamica wahabbita. E l’Europa, proprio su questo fronte, certo non può permettersi sconti né, tantomeno, disattenzioni.

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