Trieste Festival, vince il georgiano Ovashvili

Il regista George Ovashvili

Il riconoscimento principale al film “L’isola del granturco”, premio della Cei al documentario “Goli” della croata Gudac

TRIESTE. Non era facile sincronizzarsi con il suo lento, dilatato respiro, tantomeno col suo rigore solenne e quasi severo ma, lungi dallo spaventarsi, il pubblico del Trieste Film Festival è rimasto conquistato dalla potenza sprigionata dal film georgiano “Simindis Kundzulis” (Corn Island/L'isola del granturco), consacrando l'opera del regista George Ovashvili come miglior lungometraggio in concorso e attribuendogli così il riconoscimento principale della rassegna, il Premio Trieste del valore di 5.000 euro.
È stato il co-produttore francese del film a ricevere il premio ieri sera nel corso della cerimonia ufficiale che ha visto una Sala Tripcovich più affollata che mai, e che ha concluso nel migliore dei modi la 26a edizione del festival triestino. Due registe hanno invece tirato la volata nelle altre principali sezioni competitive, ancora una volta riconosciute dal voto popolare: la polacca Hanna Polak, che con il suo duro “Something better to come” ha prevalso come miglior documentario aggiudicandosi il Premio Alpe Adria Cinema di 2.500 euro, mentre è stata la 24enne ucraina Christina Syvolap a sbaragliare gli altri 18 shorts grazie a “Davay ne syogodni” (Not Today/Facciamo la prossima volta), Premio TsFF Corti (2.000 euro) per il miglior cortometraggio in concorso.

Un momento delle premiazioni (foto Bruni)

«Sono molto contento della maturità e della competenza dimostrata dal pubblico», afferma commentando i verdetti Fabrizio Grosoli, che ha diretto il festival insieme ad Annamaria Percavassi. «I voti del pubblico, particolarmente in quest'edizione, sono anche i miei» conferma convinto il direttore, che la scorsa domenica aveva presentato il film trionfatore “Corn Island”, storia di un anziano contadino che si ostina a piantare granturco in un instabile isolotto lungo il fiume che divide due terre in conflitto, proprio in compagnia del suo talentuoso autore, George Ovashvili, che è stato ospite del festival triestino.
«Favorire la diffusione e la distribuzione dei film: penso stia diventando questo il maggior segno di maturità di un festival, e nel nostro caso so che alcuni distributori si stanno già interessando a diversi titoli: certamente a “Corn Island” ma anche a “Urok” (The lesson) o al film di Francesco Calogero “Seconda Primavera”, interessi nati grazie alle proiezioni qui». In questo senso anche la collaborazione con Sky si è rivelata significativa: il premio SkyArte assegnato dal canale SkyArteHD consiste proprio nell'acquisto e nella diffusione di un titolo, scelta che in questo caso è caduta sull'originale e creativo mix d'animazione realizzato in “Rocks in my Pockets” dalla regista lettone Signe Baumane. «Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione: l'altr'anno ancora timida, in quest'edizione ha portato una presenza massiccia di una ventina di persone tra giornalisti e addetti ai lavori».
Quanto agli altri riconoscimenti, da Zagabria è arrivata ieri sera a Trieste la regista Tiha K. Gudac per ritirare il premio Cei dell'Iniziativa Centro Europea di 3.000 euro, conquistato con il documentario “Goli” «che denuncia – si legge nella motivazione – come il passato di una nazione possa avere ancora conseguenze sul presente». «Per la ricerca visiva e sonora, la geometria inesatta delle composizioni e l’idea filmica di uno spazio interiore vulnerabile e dissonante», “Frastuono” di Davide Maldi ha conquistato il premio Corso Salani; ancora, il “Mattador” per il miglior soggetto (1.500 euro offerti dalla Provincia di Trieste) è andato a “Il villaggio” di Marcello Bisogno e Mirko Ingrassia mentre il progetto selezionato al Midpoint, Central European Script Center di Praga è stato “Il treno di mezzanotte” della macedone Ana Jakimska.
«Per fare un festival riuscito - commenta Grosoli - ci vuole un mix di elementi: per primo, naturalmente, il pubblico. Tre anni fa la scommessa dei mille posti della Sala Tripcovich ci spaventava; in quest'edizione ci sono stato ogni giorno e, a parte il clamoroso tutto esaurito della serata inaugurale e per “Tigers” del premio Oscar Danis Tanovic, ha registrato ogni giorno grande affluenza, funzionando anche come gradimento». Situazione bissata, per il direttore, anche al Teatro Miela, seconda sede del festival dove «le proiezioni dei film italiani sono state seguitissime». Un programma serrato che meriterebbe la possibilità, per lo spettatore, di recuperare i film persi.
«Faremo di tutto per l'anno prossimo per proporre le repliche - promette Grosoli - magari in una o due giornate post-premiazione». Altro proposito per la prossima edizione sarà di «integrare il più possibile la parte degli incontri di When East Meets West». È invece data per vicina una “trasferta” del meglio del festival. «Mi sto impegnando per portare in giro una selezione di pellicole presentate qui, perchè il festival possa diventare ovunque un marchio di qualità: e ci sono trattative con sale di Milano e di Roma che potrebbero realizzarsi già quest'anno».

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