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Un premio con beffa per il dinosauro Antonio

Lo Stato versa mezzo milione di euro al proprietario del sito paleontologico ma la Soprintendenza avvia la pratica per l’esproprio dei terreni

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Lo straordinario fossile del dinosauro Antonio 

TRIESTE. Cinquecentomila euro lorde. È questa la cifra che lo Stato italiano ha versato il 29 dicembre scorso nelle tasche di Mario Sartori, l’imprenditore, titolare della B.Fri srl e dei terreni che al Villaggio del Pescatore di Duino Aurisina custodiscono la lente fossilifera da cui è stato estratto il dinosauro Antonio (Thetyshadros insularis), fra i più completi d’Europa.

Il regalo di fine anno a favore di Sartori è il premio di rinvenimento che la legge destina ai proprietari dei terreni dove sono stati estratti reperti paleontologici e archeologici: un quarto del valore del reperto (l’altro quarto spetta al rinvenitore occasionale, sempre che questi denunci la scoperta entro 24 ore). E una commissione di esperti nominata proprio dal Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia aveva valutato in due milioni di euro il valore complessivo dei reperti estratti a suo tempo, con procedimenti d’avanguardia, dalla Stoneage di Falvio Bacchia, vale a dire l’intero dinosauro Antonio più diversi fossili come il cranio di un altro adrosauro, resti di un coccodrillo, parti del dinosauro “fratello” di Antonio, battezzato Bruno. Tolte le tasse, in mano a Sartori resteranno circa 400 mila euro. Tutto bene dunque? Quei soldi potranno forse essere investiti per rilanciare il sito del Villaggio del Pescatore, che nel 2014 ha attratto 19.000 visitatori con un indotto per le strutture di Duino Aurisina di circa 200mila euro?

Non esattamente, perché non appena la comunicazione ufficiale della liquidazione del premio è arrivata dal Ministero sul tavolo del soprintendente Luigi Fozzati, questi ha avviato una pratica per l’esproprio dei terreni di Sartori. «Con quei soldi - spiega Fozzati - potevamo scavare tutti i dinosauri che ancora ci sono là sotto (una decina accertati, ndr), per cui è inutile che lo Stato continui a pagare i reperti estratti quanto può acquistare l’intero terreno, scavare i reperti e quindi programmare un parco archeologico pubblico». Ci sono una serie di pratiche burocatiche da ottemperare, compresa la valutazione dell’intero giacimento (i due milioni stabiliti erano solo per i reperti già estratti), dopodiché partirà l’iter per l’esproprio.

«Non ho nulla in contrario - replica Sartori -, questo straordinario giacimento è un bene comune, solo che se lo Stato ha impiegato dieci anni per liquidarmi il premio di rinvenimento, soldi con i quali copro a malapena le spese non avendo potuto far fruttare il sito, immagino che non abbia i soldi per liquidare l’esproprio dell’intero sito; e il rischio è che di nuovo resti tutto bloccato, come è stato per anni, sia gli scavi paleontologici che la fruizione turistica dell’ex cava». «Credo piuttosto - continua Sartori - che si debba valutare tutto il contesto, i progetti di valorizzazione che riguardano l’intera area del Villaggio del Pescatore, e perciò credo sia necessario coinvolgere anche gli enti locali, a cominciare da Comune e Regione».

D’accordo con Sartori anche Flavio Bacchia, il geologo-imprenditore che prima, negli anni Novanta, ha tirato fuori Antonio dalla roccia, e adesso gestisce le visite turistiche all’ex cava con la cooperativa Gemina: «Da soli - dice Bacchia -, in accordo con il proprietario del terreno, in un solo anno e senza un soldo pubblico siamo riusciti a portare al Villaggio del Pescatore 29.000 turisti di ogni parte del mondo, e mi pare che siano esattamente queste le linee guida del ministro Franceschini». Le visite guidate, l’esposizione non solo del calco di Antonio ma di autentici dinosauri come “Laura” e “Felicia”, la gestione dei laboratori di paleontologia anche per i bambini, hanno ormai lanciato turisticamente il sito dell’ex cava tanto che, spiega Bacchia, «abbiamo già prenotazioni e progetti di sviluppo per il 2015». «Nemmeno io - conclude Bacchia - sono contrario all’esproprio, però attenzione: abbiamo già un progetto di fruizione dello scavo in funzione turistica, e lo scopo comune dovrebbe essere quello di ampliare i risultati già raggiunti, non di riportare il giacimento allo stato di abbandono com’è successo per tredici anni».

p_spirito

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