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La Regione “sfida” quattrocento musei

Torrenti annuncia la riforma del settore: «Pochi rispettano gli standard internazionali. L’offerta va riqualificata»

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Il colle di San Giusto 

Chi entra e chi esce. E chi entra si dovrà adeguare e modernizzarsi, pena la perdita dei contributi regionali. Nella nuova stagione di riforme della giunta Serracchiani ritorna la cultura, ma stavolta con i musei.

Nel giro di tre o quattro mesi, con l’intento di approdare in aula non più tardi di maggio, l’assessore Gianni Torrenti preparerà una legge di riordino del settore. Un norma destinata a rivoluzionare praticamente tutto, dai biglietti al restyling delle strutture, per creare contenitori “al passo con i tempi”, scandisce l’assessore.

Nell’intero Friuli Venezia Giulia si contano circa 400 realtà, ma solo qualche decina può davvero fregiarsi del titolo di “museo”, almeno secondo gli standard internazionali. Torrenti tirerà una riga: chi risponde a determinati requisiti – come qualità, estensione e personale – rientrerà nel novero. Tutto il resto starà fuori: è semplicemente altra cosa.

«Li chiameremo, non so, “ambienti espositivi” che, per quanto degni di assoluta attenzione e onore – puntualizza l’esponente della giunta – non possono di certo far parte di altre realtà di un certo livello, giustamente preteso dai visitatori e dai turisti. Il nostro desiderio è creare una distinzione per alzare la qualità e definire i veri musei da quelli che non lo sono, in modo che l’offerta non risulti ingannevole al visitatore».

Molte strutture, dunque, perderanno lo “status”. «Più che altro si farà una classificazione sulla base di alcuni standard – rivela Torrenti – da cui poi potremo esigere una determinata offerta culturale e in termini di servizio».
Gli aspetti ai quali i futuri “prescelti” sono chiamati a rispondere variano dagli orari alle giornate di apertura garantite, dal valore del materiale alle dimensioni strutturali, ma pure dall’assistenza alla visita alle guide straniere, dalle audio-guide alla cartellonistica multilingue. I più grandi e attrezzati dovranno assicurare servizi aggiuntivi, come bar e bookshop.

Sono elementi di non poco conto, visto che la presenza o meno contribuirà e determinare l’assegnazione dei fondi regionali. «I servizi integrativi - spiega, ancora, Torrenti - saranno indicatori su cui poi vengono dirottate le scelte di finanziamento. Il settore ha bisogno di alzare la qualità e noi sosteniamo ciò». La Regione, comunque, prevederà anche uno stanziamento apposito per sostenere gli investimenti dei musei.

Altro elemento fondante sarà la capacità, laddove possibile, di variare l’offerta. «Sollecitiamo le strutture a esporre, a rotazione, il patrimonio conservato a magazzino – fa sapere l’assessore – perché vogliamo creare dinamicità e stimolare in questo modo i residenti a recarsi a visitare quanto ritengono già noto».

Confermata anche l’idea, già annunciata, della card unica. Una tessera giornaliera, mensile o annuale comune per accedere a tutte le strutture, pensata sia per i turisti che per i residenti. «Prezzi popolari, bassi, per favorire soprattutto giovani e anziani», precisa Torrenti. Il presupposto è lavorare in rete, oltre che per la card, anche per la parte organizzativa. Succederà subito in Carnia: il museo delle Arti e delle tradizioni popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo farà da capofila alle piccole realtà del territorio circostante, spesso disponibili soltanto su richiesta e con pochi fondi su cui contare.

«Sono invitati a fare promozione e a gestire assieme il personale, spesso basato sul volontariato», osserva l’assessore. «Cominceremo anche a utilizzare il nuovo assetto istituzionale delle Unioni dei Comuni – anticipa l’esponente dell’esecutivo – mi pare un buon punto di appoggio per sviluppare collaborazioni e sinergie anche in questo campo. Siamo una regione che ha varie cose da mettere in luce. Se ben valorizzate e ben descritte, possono effettivamente essere interessanti».

È in quest’ottica che si muove anche un’ultima novità: le strutture dovranno aprire il più possibile i propri locali a laboratori ed eventi per la cittadinanza, come già avviene in alcuni casi. «Penso a realtà più “friendly” e innovative, perché i musei devono trasformarsi in qualcosa di attivo».
 

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