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Via l’amianto dall’ex deposito dei tram

Iniziata la rimozione. L’assessore comunale Del Sordi: «Le strutture resteranno scoperchiate: non si può intervenire, c’è il vincolo della Soprintendenza»

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“Fiumi di parole”. Scomodiamo il titolo di un brano dei Jalisse (duo praticamente sparito dalla circolazione) che vinse, a sorpresa, del festival di Sanremo 1997. Sì, perché si sono spesi fiumi di parole, e di annunci, prima di vedere all’opera la ditta che sta rimuovendo le coperture in amianto della vecchia stazione dei tram, alle porte della città. I residenti, che a più riprese avevano lanciato sos preoccupati attraverso le pagine de “Il Piccolo”, lo considerano come un gradito regalo di Natale. L’eternit si stava pericolosamente sbriciolando dopo i crolli che si erano verificati a più riprese nell’area di via Di Manzano. «Sì, i lavori sono finalmente iniziati - commenta Francesco Del Sordi, assessore comunale all’Ambiente -. Purtroppo, la struttura rimarrà scoperchiata perché ci sono i vincoli della Soprintendenza che non permettono di intervenire. Per questo, non abbiamo programmato un eventuale ripristrino». Continua Del Sordi: «Era necessario mettere in sicurezza il sito e siamo intervenuti. Certo, la vicenda è kafkiana: abbiamo un ente (l’Azienda sanitaria isontina) che ci ha, giustamente, imposto di rimuovere le lastre di amianto mentre un’altra istituzione (la Soprintendenza) non voleva che mettessimo mano alla struttura. Solo in Italia capitano queste cose...»

L’edificio, torniamo a ricordalo, è stato costruito all’inizio del secolo scorso e modificato in varie fasi. Inizialmente utilizzato come deposito dei tram, ha avuto varie destinazioni tra cui rimessa dei bus, e da ultimo sede distaccata delle Aziende municipalizzate poi diventate Iris: il sito comprende anche l’ex casa del custode. Le coperture con rare eccezioni sono costituite da lastre di amianto compatto di due tipologie lastre ondulate ed eternit “tipo Romano” non pedonabili e non calpestabili. Nessun intervento sulla struttura è attuabile senza l’autorizzazione della Soprintendenza ad eccezione del solo asporto del materiale contenente amianto, in quanto l’edificio è sottoposto a vincoli. «Se non fosse per alcune associazioni che hanno sollecitato la Soprintendenza ad apporre i vincoli - ha polemizzato nel novembre scorso il sindaco e assessore ai Lavori pubblici, Ettore Romoli - oggi avremmo in questo sito uno splendido parcheggio anzichè un... rudere che sta crollando a pezzi. Anche le buone intenzioni, se non c’è il buon senso, possono diventare delle calamità».

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