Mazzata Tasi: aumenti sino al 76%

Bollette da pagare (Foto di archivio)

Gorizia resta, comunque, il capoluogo del Fvg con minore pressione fiscale. L’assessore al Bilancio Pettarin: «Siamo esattori per lo Stato»

Non ci saranno batoste come a Trieste, Udine e Pordenone. A Gorizia, parlando delle indigeste Tasi e Imu, la situazione è migliore. Anche se rincari, inevitabilmente, ci saranno con una punta del... 76%.

A certificarlo un recente approfondimento statistico del quotidiano Il Sole 24 Ore e dei Caf delle Acli che hanno rielaborato i dati catastali e quelli contenuti nelle delibere comunali dei 103 capoluoghi di provincia italiani. Ne sono scaturite quattro interessantissime classifiche in cui il capoluogo isontino si conferma come quello, in regione, in cui minore è la pressione fiscale sui fabbricati anche se aumenti, in alcuni casi consistenti, inevitabilmente ci saranno. Andiamo con ordine. Nella statistica viene presa in considerazione un’abitazione principale occupata da una famiglia composta da due adulti, un figlio di 10 anni e un reddito di 35 mila euro (Isee pari a 28mila). Nel 2012 si pagavano di Imu 77 euro: con l’avvento della Tasi la cifra è lievitata a 123 euro con una variazione percentuale del “+59%”. A Trieste l’aumento si attesta sul 73% e a Udine sul 70 mentre Pordenone va in controtendenza con un “-42%”. Se si passa all’Ici in vigore nel 2011 e si fa il conteggio su una casa affittata a canone libero, si scopre che l’incremento è stato del 74%, salendo da 358 euro (Ici 2011) a 622 (Imu+Tasi 2014). In questo caso, Gorizia è la più “fortunata” visto che i rincari sono del 142% a Trieste, del 129% a Udine, del 157% a Pordenone.

E spostiamoci sui capannoni, premettendo che il calcolo si basa sulla rendita catastale media nazionale, pari a 6.257 euro. A Gorizia si passa dai 2.299 euro richiesti nel 2011 (c’era ancora l’Ici) ai 3.246 odierni (Imu+Tasi). Percentualmente, la variazione all’insù è stata del 41 per cento ma se andiamo a vedere la situazione di Trieste (+97%), di Udine (+86%), di Pordenone (+109%) possiamo considerarci ancora fortunati. Infine, la ricerca si concentra su un negozio: in questo caso, ci si basa sulla rendita catastale media cittadina. Nel 2011 di Ici si pagavano 467 euro, cifra che è lievitata quest’anno a 820 euro con un aumento pari al 76 per cento. E nel resto della regione si ride o si piange? Si piange. A Trieste il rincaro si è attestato sul 145%, a Udine sul 132 per cento e a Pordenone ha raggiunto addirittura il 160%. Ecco perché, nonostante tutto, Gorizia è quella che ha la pressione fiscale più leggera. Insomma, non siamo ai livelli di Aosta, di Milano, di Lecce, di Trento e di Reggio Calabria dove, per una casa affittata, il rincaro è stato rispettivamente del 284%, del 233, del 220, del 204 e del 203 per cento.

Ma perché il Comune ha dovuto introdurre la Tasi, peraltro con un’aliquota bassa (1,5%)? «La causa è lo Stato - ha spiegato in tempi non sospetti Guido Germano Pettarin, assessore comunale al Bilancio -. Sì, lo Stato ci chiede 3.677.070 euro come extra gettito Imu corrispondente al fondo di solidarietà. Significa che sono 2.424.000 euro in più rispetto allo scorso anno quando fummo già costretti a “regalare” a Roma 1.253.000 euro. Di fronte a queste cifre, non potevamo fare diversamente». Più volte, Pettarin ha dato voce a tutta la sua rabbia sulle pagine di questo giornale: il Comune si trova, in sostanza, a fare l’esattore per lo Stato. «Non posso che ripetere quanto già dichiarai qualche tempo fa. È vergognoso che i Comuni virtuosi come il nostro siano costretti a tassare i propri cittadini solo per coprire le spese di Roma».

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